1 aprile 1913: la maestra che diede una lezione alle autorità

Il 1º aprile 1913, il Consiglio comunale di Angrogna fu convocato d'urgenza per affrontare una spinosa questione. Il Comune era stato citato dalla signorina Teodolinda Ottonello, già maestra quartierale a Pradeltorno, di fronte al Conciliatore di Torre Pellice. Oggetto del contendere: 80 lire di arretrati – risalenti addirittura al periodo tra il 1904 e il 1906 – che l'Amministrazione aveva versato all'insegnante. Ritenendo di averlo fatto indebitamente, ne chiedeva la restituzione.
Altri insegnanti avevano già provveduto, senza protestare. Ma la combattiva Teodolinda Ottonello, nota come Linda, non aveva alcuna intenzione di cedere.
Non era una cifra enorme ma neppure modestissima. Nel 1913, con una lira, ci si comprava una dozzina di uova o dieci chili di patate. Il convertitore del Sole 24 Ore, su base Istat, indica in poco più di 315 euro il valore attuale della somma contestata.
Il problema era sorto in conseguenza della legge Orlando, promulgata l'8 luglio 1904, che estendeva l'obbligo scolastico dai 9 ai 12 anni, istituiva la classe sesta e conferiva un aumento a maestri (che, all'epoca, erano ancora alle dipendenze dei Comuni). Stando a quanto ricostruito da L'Avvisatore alpino del 4 aprile 1913, nel 1909 l'Amministrazione comunale aveva ricevuto 9680 lire «per arretrate paghe a maestri dal 1904 al 1908». Spiccò perciò i buoni di pagamento, «senza osservare che la legge 8 Luglio 1904 non assegna che metà della paga per gli anni 1904-05 e 1905-06».
Leggendo l'articolo de L'Avvisatore alpino, la combattiva Linda Ottonello prese carta e penna e scrisse una lettera di fuoco al settimanale. «È erroneo, fino a prova contraria, che l'aumento dato dal Comune sia illegalmente percepito – tuonò la maestra, che abitava a Torre Pellice –. È erroneo che la legge (…) non assegni che metà della paga per i due anni scolastici 1904-05 e 1905-06. La legge parla di anni finanziari, che sono una cosa diversa da quelli scolastici».
E ancora: «A giustificazione del proprio operato [il Comune] dice che quasi tutti i maestri hanno pagato. Ciò non costituisce, a mio semplice parere, una prova. Pagarono per esimersi da vessazioni della legge e da possibili rappresaglie».
La chiusura della maestra Ottonello è degna di un ottimo avvocato: «La stima che noi dobbiamo avere di un'Amministrazione comunale ci impedisce di credere che essa si sbagli, trattandosi di una legge chiara, e ancor meno che se ne accorga solo dopo sette anni».
Insomma, delle due l'una: o l'Amministrazione ammetteva di essersi comportata in modo gravemente superficiale, oppure mollava la presa.
Le autorità comunali non fecero né l'una né l'altra cosa, ma finirono per pentirsene. Si andò di fronte al conciliatore, che nel giro di quattro mesi giunse a conclusione e accolse l'istanza della signorina Ottonello, rappresentata dall'avvocato Dante Bertetti di Pinerolo: il Comune fu condannato ad accollarsi tutte le spese di causa.
«È così risolta la quistione di principio, che cioè l'aumento del 1905 era dovuto tutto ai maestri quatierali – commentò L'Avvisatore alpino –. Dobbiamo quindi augurare e sperare che il Comune proceda senz'altro al pagamento della somma fattasi rimborsare dai maestri per il 1905, a scanso di nuova lite e di nuove inutili spese; perché il caso contrario, al danno dei contribuenti si aggiungerebbero le beffe per chi interpreta così male le disposizioni di legge».

Fonti: L'Avvisatore alpino del 4 aprile 1913, dell'11 aprile 1913 e del 22 agosto 1913.

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