10 febbraio 1901: il censimento vien di notte…

Era il quarto censimento della storia del Regno d'Italia, ma era il primo a svolgersi nell'arco di vent'anni, visto che quello previsto nel 1891 era stato cancellato per ragioni economiche. Ecco perché il censimento del 1901 fu accompagnato da una campagna informativa senza precedenti, che coinvolse i maestri delle scuole.

Curiosamente, le operazioni censuarie si svolsero di notte, tra il 9 e il 10 febbraio, per "fotografare" la presenza delle persone nelle proprie abitazioni. Ma la compilazione dei documenti fu preceduta da una breve attività di preparazione disposta dal Ministero della Pubblica istruzione e condotta dai suoi rappresentanti sul territorio: gli insegnanti.

Attraverso una circolare il Ministero invitò «gli insegnanti delle scuole secondarie e primarie (…) a spiegare in una prossima lezione lo scopo che avrà il censimento che si farà nella notte dal 9 al 10 febbraio, e quali siano i doveri delle famiglie», si legge su La Lanterna pinerolese del 5 gennaio 1901. Insomma: furono i bambini e i ragazzi a spiegare in casa, verosimilmente al padre, le ragioni dell'operazione.
Timori e diffidenza nei confronti del bizzarro adempimento erano piuttosto diffusi: «I maestri rurali – puntualizzò infatti la circolare – potrebbero in una riunione invitare i capi famiglia ed insegnare loro come si dovranno riempire le schede, e soprattutto far capire agli uditori che il censimento non ha scopo fisale e che quindi non bisogna nascondere nulla delle notizie che le schede domandano».

Diversi Municipi restarono aperti durante la giornata di domenica 10 febbraio, per offrire aiuto a chi fosse in crisi con le domande. Il sindaco di Pinerolo Alfredo Bouvier dispose ad esempio l'apertura straordinaria, dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 18, della Sala della Leva militare, con accesso da via Arsenale, per dare ai capi famiglia «gli schiarimenti e l'aiuto di cui abbisognassero. Ivi si troverà anche personale adatto per la compilazione gratuita dei predetti fogli di censimento».

L'amministrazione comunale, invitando i pinerolesi «di corrispondere col maggior zelo possibile alla grande operazione del censimento», auspicò che «grazie allo spontaneo e volenteroso concorso di tutti i risultati della medesima saranno la esatta espressione della verità».

«Un'alta operazione civile», fu la definizione della partecipazione al censimento che diede La Stampa. «Il censimento ci offre (…) il mezzo di dire al Governo quanti siamo, quali sono i rapporti famigliari che ci avvincono, quali sono le professioni, umili od alte, che ci danno da vivere, qual è la diffusione della cultura fra noi. Se dal censimento risulterà che, pur avendo progredito rispetto al 1881, siamo ancora molto arretrati, che molti non sanno leggere, che il numero dei proprietari è troppo tenue, che vi sono molti disoccupati, o molte persone attendenti ad umili lavori; ebbene questo sarà un argomento nuovo perché si facciano finalmente quelle grandi riforme da cui noi tutti aspettiamo un po' più di benessere materiale e morale per il nostro Paese».

Ecco in estrema sintesi alcuni dati sulla popolazione dei nostri Comuni (considerando i presenti, gli assenti temporanei e gli assenti a medio-lungo periodo): Abbadia Alpina, 1.845; Angrogna, 2.388; Bibiana, 3.272; Bobbio Pellice, 1.520; Bricherasio, 3.471; Campiglione, 985; Cavour, 6.932; Fenile, 443; Garzigliana, 762; Luserna San Giovanni, 4.925; Lusernetta, 805; Osasco, 746; Pinerolo, 18.986; Prarostino, 1.460; Roccapiatta, 260; Rorà, 677; San Secondo di Pinerolo, 2.130; Torre Pellice, 6.044; Villar Pellice, 1.892.

Fonti: La Lanterna pinerolese del 5 gennaio 1901 e del 9 febbraio 1901; La Stampa dell'8 febbraio 1901; Censimento della popolazione del Regno d'Italia al 10 febbraio 1901, Volume I.

Immagine: Scorcio di Pinerolo in una cartolina d'inizio secolo.

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