10 giugno 1650: il giovane conte di Luserna senatore e diplomatico

Era un giovane di grande talento, Giovanni Battista Bigliore, conte di Luserna. A poco più di vent'anni, il 10 giugno 1650, divenne senatore del Piemonte. Un incarico prestigioso che affiancò a quello di lettore all'Università di Torino, dove l'anno precedente si era addottorato in utroque iure, cioè sia in Diritto civile sia in Diritto canonico.
Il figlio del conte Gianfrancesco (e di una certa Caterina, di cui non si sa nulla) si segnalava perciò come uno dei più brillanti giuristi alla corte sabauda. A Torino governava Carlo Emanuele II, che tuttavia era appena un ragazzo: la reggenza era affidata alla duchessa madre, Maria Cristina di Borbone-Francia, sorella del re di Francia e di Navarra Luigi XIII. Non era un buon momento per il ducato di Savoia, impoverito e sempre più marginale in Europa.
Carlo Emanuele II, affrancandosi gradualmente dalla madre, cercò di riformare l'esercito, di rilanciare la cultura e l'istruzione, di riconquistare un posto di rilievo nel consesso continentale. Aveva perciò bisogno di una nuova classe dirigente e vide nel giovane conte lusernese un elemento su cui poter fare sicuro affidamento.

Ecco perché Giovanni Battista Bigliore, nel 1651, dovette abbandonare la valle e Torino per recarsi nel Sacro Romano Impero, in particolare nella città bavarese di Ratisbona, dove si svolgevano le assemblee dei principi tedeschi. Affiancava un diplomatico più esperto, Alberto Eugenio de Genève, marchese di Lullin: il loro incarico era ricucire i rapporti con l'Impero, dopo che il Ducato era finito pesantemente nella sfera d'influenza francese.
Lullin, che era in precarie condizioni di salute, lasciò al conte di Luserna tutto il peso della difficile negoziazione. Per oltre quattro anni, fino al 1655, Giovanni Battista Bigliore cercò l'appoggio dell'imperatore Ferdinando III per la causa del Ducato, che in Italia era in conflitto diplomatico con la Repubblica di Venezia: oggetto del contendere era l'isola di Cipro, di cui Carlo Emanuele II rivendicava il titolo di re. La sua intensa attività portò il conte a Monaco, Vienna, Francoforte e ancora Ratisbona, nelle vesti di plenipotenziario del Ducato presso la Dieta imperiale. Quasi ogni giorno inviava rapporti sui progressi compiuti: la documentazione, che abbina alle analisi diplomatiche passaggi più descrittivi sulle città dell'impero e sugli usi di corte, è conservata presso l'Archivio di Stato di Torino.
I buoni risultati ottenuti – nonostante la cronica mancanza di fondi, di cui si lamenta spesso nelle sue missive – valsero a Giovanni Battista Bigliore la nomina a presidente della Camera dei conti di Torino. A seguire, fu terzo presidente del Senato e del marchesato di Saluzzo.
Lo attendeva l'incarico più difficile della sua carriera: nel 1664 fu nominato ambasciatore a Venezia, presso la Serenissima. Era il primo diplomatico sabaudo a insediarsi in città dopo un trentennio di interruzione dei rapporti.
A Venezia l'azione del conte di Luserna fu meno efficace rispetto a quella presso l'impero: in più occasioni la tensione tra l'ambizioso Ducato sabaudo e la Repubblica veneziana salì alle stelle. Lo storico Domenico Carutti definì il Bigliore di questo periodo «uomo acre, presuntuoso». Gaudenzio Claretta ne parlò come di un diplomatico esperto «ma non a sufficienza pacato, e di soverchio soggetto alle prime impressioni».
Più volte Giovanni Battista – evidentemente non a suo agio in Laguna – chiese al duca di poter rientrare in Piemonte. Ma quando finalmente il Bigliore poté lasciare l'odiata Venezia, nel 1670, fu nominato ambasciatore straordinario presso la Corte pontificia.
A Roma tornò a dare il meglio di sé e ottenne credito e prestigio, al punto da suscitare la reazione indignata dell'ambasciatore del Granducato di Toscana, che riteneva di essere sfavorito nel cerimoniale diplomatico. I due giunsero a mettere mano alle spade e solo l'intervento dei soldati del Papa evitò in extremis il duello.
Finalmente, nel 1671, Giovanni Battista Bigliore ebbe il permesso di tornare in patria, riprendendo il suo posto al Senato e riannodando i legami con Luserna. Quando morì, il 30 ottobre 1677, fu tumulato qui, nell'altare maggiore della Chiesa dell'Annunziata, presso l'antico convento dei Padri Serviti (poi trasformato, a metà del XIX Secolo, in Ospedale mauriziano).

Fonti: Nicoletta Calapà, Dizionario biografico degli italiani, Treccani; Pietro Rivoire, Bulletin de la Société d'Histoire Vaudoise, agosto 1899; Gaudenzio Claretta, Storia del Regno e dei tempi di Carlo Emanuele II, Luigi Ferrari, 1877; Domenico Carutti, Storia della diplomazia della corte di Savoia, Fratelli Bocca, 1875.

Immagine: La Dieta imperiale di Ratisbona presso cui Giovanni Battista Bigliore, conte di Luserna, fu plenipotenziario del Ducato di Savoia. L'incisione, del 1640, è di Matthäus Merian.

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