10 marzo 1848: Cavour vorrebbe una vera parità tra valdesi e cattolici

Il 1848 fu un anno straordinario, in Piemonte e in tutta Europa. L'intero continente fu travolto da un'ondata rivoluzionaria di stampo liberale che costrinse diversi monarchi ad abbandonare, almeno temporaneamente, le loro prerogative di monarchi assoluti. Furono promosse diverse assemblee costituenti e furono concesse numerose costituzioni, tra cui - nel Regno di Sardegna - lo Statuto albertino (4 marzo 1848).

In questo clima effervescente re Carlo Alberto aveva emanato - il 17 febbraio precedente - le Lettere patenti, con cui i valdesi erano stati «ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de' Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici».

Tra i protagonisti del Quarantotto piemontese c'era un proprietario terriero di 38 anni che da pochi mesi era comparso sulla scena politica, fondando insieme a Cesare Balbo un periodico: lui era Camillo Benso, conte di Cavour; la testata era Il Risorgimento.

Attraverso quelle colonne Cavour cercò di indirizzare la monarchia sabauda verso una maggiore intraprendenza, per evitare che l'ondata rivoluzionaria si spingesse troppo in là. Molti tra i liberali più progressisti erano infatti rimasti delusi dallo Statuto albertino, considerato troppo moderato. Cavour, invece, ne evidenziò i pregi e cercò di tacitare le polemiche con abilità retorica, accogliendo ma "depotenziando" una parte delle critiche.

In un celebre articolo pubblicato il 10 marzo 1848 su Il Risorgimento, il futuro presidente del Consiglio parlò, tra l'altro, delle Lettere patenti e della libertà di culto: si disse d'accordo con i critici che avrebbero preferito una vera parità tra il culto cattolico e quello acattolico, mentre lo Statuto albertino, sin dall'articolo 1, metteva bene in chiaro che: «La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi».

«[…] La libertà dei culti non è pienamente riconosciuta - scrisse Cavour su Il Risorgimento -. […] E da questo lato dichiariamo non essere lo Statuto del tutto conforme ai nostri desideri. Tuttavia ci pare essere quistione più di parole che di fatti. L'emancipazione dei protestanti ha fatto sparire una parte delle fondate obbiezioni a cui l'articolo primo poteva dar luogo. Non dubitiamo che la prossima emancipazione ridurrà quest'articolo ad essere nella pratica un semplice omaggio reso alla religione cattolica, al quale faremo allora plauso di tutto cuore».

Fonti: Camillo Benso conte di Cavour, Il Risorgimento, n° 63, del 10 marzo 1848; Statuto albertino.

Immagine: Camillo Cavour in un ritratto degli anni '40 dell'Ottocento e lo Statuto albertino.

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