11 novembre 1918: la Val Pellice festeggia la pace perfino con i prigionieri

Anche se in Italia si celebra il 4 novembre, giorno in cui si diffuse la notizia dell'armistizio con l'Austria Ungheria firmato a Villa Giusti (Padova) il 3, la Grande guerra finì ufficialmente l'11 novembre 1918 con l'armistizio di Compiègne che sancì la resa della Germania. Dopo tanta sofferenza, occorreva riabituarsi alla pace. Le reazioni furono le più disparate.
Quel lunedì 11, quando si diffusero le prime anticipazioni su quanto stava accadendo, Torre Pellice organizzò «imponenti manifestazioni patriottiche. Lunedì il paese era tutto imbandierato ed alla sera molte case erano illuminate ed un gruppo di giovani fece una riuscita fiaccolata. L'entusiasmo andò aumentando martedì, all'annunzio ufficiale della notizia. Gli operai degli stabilimenti industriali fecero festa. L'imbandieramento del paese non fu mai così notevole, grazie specialmente al dono delle stoffe dai tre colori nazionali, generosamente fatto dal barone Paolo Mazzonis. Alcuni tratti delle vie Umberto I, Carlo Alberto ed Arnaud erano completamente inghirlandati. L'illuminazione fu più completa. Alle ore 20 la Banda cittadina diede un breve concerto in piazza Municipale, poi si formò un importante corteo che percorse il paese, dagli Appiotti a S. Margherita», raccontò La Lanterna pinerolese. Applauditi da una folla straordinaria, parlarono poi il sindaco Davide Jahier, il deputato Edoardo Giretti e il consigliere provinciale Mario Falchi. «La giornata di martedì sarà indimenticabile», concluse il settimanale.
Ogni Comune ebbe la sua festa di piazza. A Rorà furono coinvolti nelle celebrazioni perfino i tanti prigionieri di guerra che vivevano da tempo reclusi a Luserna San Giovanni, nella caserma Pettinati: cosa che suscitò qualche malumore. Il maggiore comandante il distaccamento e tutti gli ufficiali portarono con sé, per far festa a Rorà, «numerosi prigionieri» austriaci: «Al loro giungere furono accolti calorosamente dal Sindaco, dalla Giunta, dalla maestra e da diverse altre notabilità del paese, che vollero offrire un ricevimento all'albergo Belvedere, ricevimento che non si limitò ai nostri ufficiali ma che si estese pure a tutti i prigionieri meravigliati di tanta cortesia. Alle 19 poi ripartirono accompagnati per buon tratto, tra canti ed evviva». Il cronista de La Lanterna pinerolese è critico: «Ora, per quanto la letizia che tutti invade di questi giorni possa renderci dimentichi di cose che pur non dovremmo scordare, ci sembrano strane queste amichevoli simpatie con prigionieri che possono aver resi orfani tanti figli, deserte tante case, vedove tante spose».

Fonti: La Lanterna pinerolese del 16 e del 23 novembre 1918.

Immagine: Particolare della copertina della Domenica del Corriere del 10-17 novembre 1918.

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