12 febbraio 1977: F., il “Barone rampante” di Pinerolo

La Domenica de L'Ora, il nuovo appuntamento settimanale per scoprire il nostro territorio. Una ricorrenza per ogni domenica dell'anno, un ricordo di ciò che fu per capire chi siamo oggi.

L’età è la medesima: dodici anni. Come Cosimo Piovasco di Rondò, anche F. – un ragazzino di Pinerolo di cui omettiamo il nome – decise, alle soglie dell’adolescenza, di esprimere la sua ribellione salendo su un albero e scomparendo per un po’ dalla vista degli adulti.
Imitando Il Barone rampante del celeberrimo romanzo di Italo Calvino, F. ebbe per un giorno e una notte, tra il 12 e il 13 febbraio 1977, tutto il mondo ai suoi piedi. Il suo territorio, per usare le parole del grande scrittore ligure nato a Cuba, si estendeva «fin dove si riesce ad arrivare andando sopra gli alberi, di qua, di là, oltre il muro, nell’oliveto, fin sulla collina, dall’altra parte della collina, nel bosco, nelle terre del Vescovo…».
Chissà se F. – quando decise di scappare di casa e di arrampicarsi su un pino – aveva letto quelle pagine, trovando straordinarie affinità tra Ombrosa e Pinerolo o specchiando i suoi sogni in quelli del personaggio calviniano. Forse fu semplicemente una “bravata”, come la descrissero le cronache dell’epoca, che raccontarono l’avventura del ragazzo e, soprattutto, le ore d’angoscia seguite alla sua scomparsa.
Era uscito di casa la sera tardi, di nascosto, con il sacco a pelo sotto il braccio. «I genitori si avvedevano della sua “fuga” solo più tardi ed iniziavano le ricerche affannosamente. Dato l’esito infruttuoso, venivano avvertiti i Carabinieri, che facevano intervenire una pattuglia del nucleo cinofilo torinese, iniziando una battuta in grande stile sulla collina pinerolese», riportò L’Eco del Chisone.
F. si era arrampicato su un pino e si era addormentato. A svegliarlo, all’alba, fu proprio l’abbaiare dei cani che lo stavano cercando. Non sappiamo se si pose gli interrogativi di Cosimo. «Rimpiangeva almeno un poco la nostra vita? Pensava a quanto breve era quel passo che lo separava dal ritorno nel nostro mondo, quanto breve e quanto facile?». Probabilmente «il vispo ragazzino», come fu descritto da L’Eco, saltò giù dall’albero, semplicemente, ormai pago dell’avventura vissuta e «fiero del suo coraggio». Non fu l’inizio di un romanzo, ma una “ragazzata” che si concluse con una ramanzina. Eppure – in quel dodicenne alla ricerca della prima affermazione della sua individualità – c’è molto di letterario. Un episodio che ci è piaciuto ricordare, a quarant’anni esatti da quella notte e a sessant’anni dalla pubblicazione de Il Barone rampante.

Fonti – L’Eco del Chisone; Italo Calvino, Il Barone rampante.

Nella foto – Una casa sull’albero, come quella in cui visse il protagonista del romanzo di Calvino. La foto è di Jacopus (CC BY-SA 3.0).

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