14 – Tra garze, consigli e lavate di capo

Secondo miglior attacco, seconda miglior difesa, seconda miglior differenza reti. In classifica, secondi. «Così non va bene, non andiamo da nessuna parte…». Quarantacinque primavere sulle spalle fanno di Nicola Coscia un medico giovane, ma le ormai quasi 13 passate a spruzzare ghiaccio spray e curare stiramenti sui campi più scalcinati del Piemonte lo rendono un osservatore esperto e che raramente si sbaglia. «Così non basta, qua i ragazzi si devono impegnare di più. Ne ho già viste tante di stagioni in cui rimani aggrappato alla capolista fino alla fine e poi crolli in primavera, buttando tutto alle ortiche. Devo dirlo al mister, bisogna cambiare qualcosa». Con questi pensieri il medico sociale della Fonte Pellice apre la porta dell’infermeria dell’Arena del Pellice. Il triplice fischio ha appena decretato la prima sconfitta in campionato. Un 4-2 rifilato dalla Mangamix, diretta concorrente per la promozione che con questi tre punti ha appaiato i giallo neri in classifica. Coscia però (mai cognome fu più azzeccato per il suo lavoro) non ha tempo per rimuginare sulla sconfitta, deve pensare al portiere Raso infortunatosi sul finire della gara, a Ravelli, uscito zoppicante al 70esimo, a Navarro ormai lungodegente più un altro paio di giocatori acciaccati.

«Segaossa, io glielo dico chiaro: così non va bene», gli si para davanti l’allenatore Nedo Megale prima che possa muovere un solo passo verso il lettino dove è steso l’estremo difensore Gigi Raso e la sua caviglia dolorante («una botta, passerà presto», ha rassicurato il ragazzo mentre lo accompagnava a spalle verso gli spogliatoi, sapendo però che ne avrà almeno per due settimane se non di più). «Mister, che succede?». «Che succede? Non ce li ha gli occhi? Sei infortunati nelle ultime due partite. S E I ! Le sembra normale?». «Non sono io quello che li fa saltare sui gradoni di cemento fino allo sfinimento o che li fa correre intorno al campo a torso nudo ‘perché tempra il corpo e toglie dalle scatole i pappamolle’» è la prima risposta che sale alla labbra del sanitario del club, ma se le morde. «Sono cose che succedono. Siamo in pieno autunno, l’umidità inizia a farsi sentire e il prato ne risente. Non siamo al Camp Nou, qui il campo è pieno di buche». «Le buche ci sono ovunque, ma siamo l’unica squadra del nostro campionato con l’infermeria che scoppia. Io ho BISOGNO che i miei giocatori siano rimessi IN SESTO. Tutti. E di corsa».

Megale lo molla lì in piedi sbattendo la porta. Inebetito dalla sfuriata, il dott. Coscia resta impietrito e sente affievolirsi la voce del coach che si allontana nel corridoio urlando improperi e chiedendo (forse al suo vice) ‘ma di cosa sono fatti sti ragazzi?? Di stracchino?!?’. Poi il silenzio viene rotto da un colpo di tosse imbarazzato. «Chi c’è?». «Sono io doc, Gigi». Ah sì, Raso, ancora sdraiato sul lettino in fondo alla stanza. «Mi spiace che il mister se la sia presa con lei, non è colpa sua. Io, per esempio, mi sono fatto male da scemo». «Concordo» sorride Coscia, ripensando all’urlo di rabbia e dolore del numero 1 mentre prende a calci il palo dopo aver subìto il quarto gol del Mangamix. «Ti passerà in fretta». Mente sapendo di mentire, quel gonfiore e la fragilità articolare che ha tastato pochi minuti prima lo hanno indotto a richiedere una risonanza al vicino ospedale di Torre Pellice, ma a Raso lo comunicherà soltanto dopo che sarà uscito dalla doccia.

«Doc, doc. Un mio amico mi ha parlato di certe pillole che sta usando e che accelerano il processo cicatriziale nelle lesioni muscolari di primo livello come la mia…». Ecco Navarro, ipocondriaco e nel contempo sperimentatore delle peggiori nefandezze farmaceutiche comprate online. «Ahh quanto mi piace questa vita», gongola tra sé e sé mentre rimbrotta l’energumeno speranzoso di tornare subito in campo. Questo è quello che al dottor Coscia piace fare, il lavoro della sua vita. Dell’eruzione di mister Megale non si ricorda già nemmeno più.

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