15 ottobre 2000: l’alluvione sconvolge il Pinerolese

Pioveva ininterrottamente da ventiquattr'ore e il Pellice, gonfio d’acqua, faceva paura. La perturbazione aveva tutte le caratteristiche per creare danni gravi in Piemonte: l’alta pressione sui Balcani ne impediva il transito e la teneva bloccata proprio sull’Arco alpino. Sul Golfo del Leone, l’insenatura del Mediterraneo tra la Francia e il confine spagnolo, si formò un ciclone che prese il nome di “Josefine”.
Durante l’ultima notte, in certi punti, erano caduti oltre 100 millimetri di pioggia. Alla fine dell’evento alluvionale se ne sarebbero contati, in certi punti, 250 e più.
Domenica 15 ottobre 2000 la Val Pellice e il Pinerolese si svegliarono sotto un cielo plumbeo, con strade allagate e numerose richieste di soccorso. I bollettini meteorologici delle 8 del mattino non consentivano alcun ottimismo: «La perturbazione è ancora molto intensa ed alimentata da aria umida e calda proveniente da sud, che mantiene elevata la quota di formazione della neve, superiore a 2500-2800 m. In pianura la temperatura è stabile sui 17 C°. Forti precipitazioni, sia pure a carattere intermittente, sono ancora attese per tutta la giornata di oggi, mentre un miglioramento si profila solo a partire da lunedì pomeriggio».
Cominciò così una domenica tremenda. I torrenti, gonfi all’inverosimile, ripresero il loro vecchio corso. Alle 11,15 si sfiorò la tragedia a Campiglione Fenile, dove il sindaco Franco Castagno e alcuni tecnici stavano effettuando un sopralluogo lungo il Pellice: riuscirono a mettersi in salvo pochi istanti prima di un'ondata improvvisa. Alle 15,15, a Torre Pellice, il torrente si scagliò contro uno dei pilastri della pista di pattinaggio del Filatoio, abbattendolo e facendo crollare la copertura in legno.
Per fortuna nel nostro territorio non si registrarono vittime. Non fu così, purtroppo, nella vicina Perosa: un uomo, Guido Peyrot, scomparve tra i flutti. I suoi resti sarebbero stati individuati e pietosamente sepolti solo tre anni dopo, nel novembre 2003.
A Pinerolo, l’ondata di piena del Chisone, raggiunse il suo apice alle 16,30 di domenica 15. L’acqua invase la tangenziale, nel rettilineo che precede lo svincolo per San Secondo, e travolse la zona di via Cardonata. Decine di persone furono costrette a lasciare le case, in trentasei furono accolte all’hotel Cavalieri. Altre evacuazioni furono disposte in alta Val Pellice, a Torre Pellice, a Campiglione Fenile… Il pinerolese Antonino Boscolo, residente alla Cardonata, raccontò la sua storia a L’Eco del Chisone: «Sono venuto in Piemonte proprio in conseguenza di un’altra alluvione. Nel Polesine l’acqua ci aveva divorato tutto. Qui ho ricominciato da capo. Oggi farò di nuovo così».
Circa 75 persone impossibilitate a rientrare in Val Pellice o a Cavour per il blocco delle strade furono ospitate alla scuola media Brignone; lo stesso avvenne per chi si trovava in valle e non poté tornare a Pinerolo o a Torino: trascorsero la notte in Municipio a San Secondo.
Nella giornata di lunedì 16 la situazione sembrò migliorare. In realtà, l’alluvione fece registrare, quando ormai il peggio era passato, l’ultimo – terribile – colpo di coda: verso sera cedette ponte Chisone, uno dei principali accessi stradali e ferroviari di Pinerolo. I danni, alla viabilità, alle proprietà private, all’agricoltura, furono stimati in svariati miliardi di lire: la ricostruzione fu lenta e difficile, ma poté giovarsi dei fondi per le Olimpiadi del 2006.

Fonti: Nimbus, L’Eco del Chisone del 19 ottobre 2000.

Immagine: Il palaghiaccio del Filatoio, a Torre Pellice, abbattuto dal torrente (foto di Daniele Arghittu)

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