16 aprile 1939: la Juventus si salva grazie al ritiro a Torre Pellice

Fu il centrattacco Guglielmo Gabetto, con un tiro di «rara potenza», a spedire la palla «inesorabilmente nell’angolo alto» della porta del Novara, dando la vittoria alla Juventus al termine di una partita molto brutta, che «ha certo deluso tutti quegli sportivi che amano il gioco per il gioco». Fu una rete importantissima, che significò per la Juventus la fine dei timori di retrocessione. Già, perché nella stagione 1938/39, caratterizzata da gande equilibrio, la squadra bianconera – reduce dai cinque scudetti consecutivi tra il 1930 e il 1935 – stazionò a lungo in fondo alla classifica, rischiando seriamente di essere tra le due candidate alla discesa in Serie B.
È un periodo sportivo di cui si parla poco. Ancor meno noto è il fatto che la formazione juventina – per preparare la delicatissima sfida al Novara poi decisa da Gabetto – soggiornò a lungo a Torre Pellice in quello che fu il primo ritiro della sua storia. Lo conferma Stampa Sera del 17 aprile, in un articoletto dal titolo significativo: La Juventus torna al “rifugio” di Torre Pellice. «È la prima volta che la Juventus prende la via di questi isolamenti collegiali e, a dire il vero, non tutti i giocatori ne sono lieti, avendo alcuni constatato che il riposo nella placida valletta è provocatore di intorpidimento di muscoli e poco favorevole al flato. Ad ogni modo, ieri la squadra ha vinto, quindi... tutto va bene».
Torre Pellice offrì ai campioni bianconeri, allenati da Virginio Rosetta, un po’ di tranquillità, necessaria dopo le feroci polemiche che avevano portato all’esclusione temporanea – per ragioni disciplinari – del difensore Pietro Rava, campione olimpico e del mondo con la maglia azzurra dell’Italia.
La Voce del Pellice dà notizia del «cordiale ricevimento» offerto la sera di martedì 11 aprile dalle autorità del paese, con il Commissario prefettizio Gianolio in testa, e dai dirigenti del Gruppo Sportivo Val Pellice, presieduto da Giovanni Colla. A Torre la Juve si allenò al campo sportivo del Viale Dante e risiedette in un «signorile albergo», di cui i giornali non fanno il nome. Il 19 aprile, pur rilevando ancora il problema dell’indurimento dei muscoli, Stampa Sera commentò così i dieci giorni trascorsi in Val Pellice: «Il bilancio di questo periodo di vita collegiale è roseo dal lato fisico. Tutti i giocatori appaiono in florido stato di salute ed alcuni ingrassati».
L’esilio torrese fu citato come una circostanza eccezionale da Baldo Depetrini, immarcescibile mediano juventino per quasi due decenni: «Ho rischiato perfino di retrocedere con la Juventus – dice, citato da Roberto Bosio in L’orgoglio di essere juventino -. Dovemmo andare, con Rosetta allenatore, in ritiro a Torre Pellice».

Foto: Una formazione della Juventus del 1939.
Fonti: La Voce del Pellice del 14 aprile 1939; La Stampa del 17 aprile 1939; Stampa Sera del 17 e del 19 aprile 1939; Roberto Bosio, L'orgoglio di essere juventino.

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