17 – Risse e lezioni di vita

Averlo attaccato al muro era stata una delle soddisfazioni più grandi della sua vita. Certo, l’aveva pagata cara. Dopo quella mezza rissa negli spogliatoi quella donna lo aveva multato e bandito da qualsiasi rapporto con l’esterno per quasi un mese. «In questa squadra non tolleriamo comportamenti del genere, né ora né mai», gli aveva urlato nel suo ufficio Aisha Tourn Buonocore, la presidentessa, mentre fuori dalla porta aspettava anche Marino Paggi, la sua “vittima”. «Vittima un corno – mormorò tra sé e sé Libero Maggipinto mentre guidava verso il campo di allenamento -, quello aveva infangato tutti noi, arrogante ed egocentrico che non è altro». Dopo il 9-0 rimediato in casa della prima in classifica gli animi si erano scaldati tra compagni. L’allenatore li aveva redarguiti bruscamente promettendo punizioni e doppi allenamenti per i prossimi sei mesi e se n’era andato facendo tremare gli stipiti dello spogliatoio. Poi erano iniziate le accuse reciproche. Anzi, le accuse di uno nei confronti di tutti gli altri. «Col cazzo che rinuncio ai miei pomeriggi liberi per colpa vostra. Siete scarsi, avete fatto schifo! Prenderne 9 da questi scappati di casa, ma come fate??» aveva esordito Paggi. «Se non mi sbaglio in campo c’eri anche tu», gli aveva ricordato sprezzante Antonelli cercando di non dargli troppa corda. «Puoi giurarci che c’ero e sono l’unico che ha fatto qualcosa. Un tiro uscito di un soffio e una traversa scheggiata, più di quanto abbiate mai combinato voi in tutta la vostra ridicola “carriera”». Paggi fece il gesto delle virgolette con le mani, sottolineando la nulla considerazione che aveva dei suoi compagni di squadra, tutti più anziani di lui.

Maggipinto era già sotto la doccia quando l’irrispettosa quanto talentuosa matricola aveva vomitato tutta la sua bile contro il gruppo. Ancora insaponato per metà si era fiondato verso il suo posto e lo aveva preso per il collo. Aveva solo vent’anni, Paggi due in meno, ma di carattere erano agli antipodi. «Ascoltami bene brufoloso viziatello – gli si era rivolto mentre iniziava a sollevarlo da terra -, tu non sei niente, nulla, nada. Sei meno di zero, fai tanto il fenomeno ma in campo non hai ancora dimostrato una beata minchia! Non ti permettere di rimproverare nessuno di noi, hai capito??!?». Lo avevano bloccato prima che potesse continuare, prima che gli rinfacciasse quella frase sussurrata sorridendo mentre il povero Navarro si contorceva sul prato con un ginocchio a pezzi. Gli avevano impedito di ricordare a quell’impudente gradasso quanto importante fosse per lui giocare in un campionato senior nonostante avesse intrapreso seriamente quella carriera non più di sei mesi prima. Non aveva potuto dare a Paggi quella lezione che forse gli ci voleva per crescere una volta per tutte.

Quando la Buonocore era venuta a conoscenza dei fatti lo aveva convocato, redarguito e multato. Paga ridotta per un mese, dopo la scuola era obbligato a dare una mano ai giardinieri del Fonte Pellice a sistemare il campo di allenamento e, concordato coi suoi genitori, niente social network fino a nuovo ordine. Si era scusato perché sapeva di aver esagerato, un’esplosione derivata dalla rabbia nel sentire quelle parole ingiuste e dalla delusione per la pesante sconfitta. Lui non era così, era uno con  la testa a posto, generoso e vero uomo spogliatoio benvoluto da tutti. Nei giorni successivi gli altri componenti della squadra, tra mormorii e pacche sulle spalle di nascosto da presidentessa e allenatore, lo avevano ringraziato e appoggiato.
Delle tre punizioni quella che pesava di più era l’ultima, arrivata proprio pochi giorni dopo aver conosciuto una ragazza su Facebook che abitava a Pavia. Tenersi in contatto con lei era diventato un delirio, tra login scroccate a qualche compiacente compagno di classe e missioni ninja ai due internet cafè di Pinerolo. Marta gli piaceva davvero, si sarebbero incontrati tra una settimana, non poteva mandare tutto a rotoli per colpa di un ragazzino ingrato.

Per rimediare, il numero 16 dei giallo neri si era comportato come suo solito. Testa bassa e lavorare. Nelle tre partite seguenti di campionato aveva segnato 4 gol e fornito due assist. Testa bassa e lavorare, basta parole. «Libero, vieni qui». Aveva appena parcheggiato nel piccolo centro sportivo della Fonte Pellice quando qualcuno alle sue spalle lo chiamò. «Rieccoti il tuo smartphone, punizione finita», gli sorrise mister Megale. «Sappiamo tutti che eri nel giusto e stavi difendendo i tuoi compagni, ma da queste parti cerchiamo di dare degli insegnamenti di un certo tipo. Perché se per puro caso tu o qualcuno dei tuoi compagni andrete a giocare in qualche club di alto livello, nel calcio che conta, non potrete dimostrarvi dei perfetti imbecilli come Paggi». Maggipinto non capiva fino in fondo il discorso del suo allenatore, ma fece scivolare immediatamente il cellulare nella tasca della tuta, appuntandosi mentalmente di chiamare Marta subito dopo la fine dell’allenamento. «Vedi Libero, comportarsi da stupidi qui alla Fonte Pellice ha come conseguenza che un compagno ti dia un ceffone o che qualcuno ti tolga il telefonino per un mese. Ma se lo fai anche solo una volta al Milan, alla Fiorentina o anche solo al Brescia, al Verona o al Feralpi Salò tu hai chiuso. Carriera finita, la tua fama ti precederà sempre da quel momento in poi e tu non troverai mai più qualcuno che voglia un attaccabrighe in spogliatoio. Io non voglio che nessuno di voi ragazzi butti via il proprio sogno di giocare a calcio in questo modo da scemi». Libero lo ringraziò e si avviò verso il campo. Un’ora dopo, durante la partitella di fine allenamento, un cross millimetrico gli consegnò il più facile dei colpi di testa da insaccare. Vittoria, cinque giri di campo in più per gli sconfitti. «Gran bel gol, bravo», gli diede il cinque Marino Paggi.
Lui non era stato punito dall’allenatore, né dalla società. Quel pallone che sembrava telecomandato però gli era stato recapitato sulla fronte dal piede di quel 18enne che aveva preso per il collo. Un bel cambiamento per uno soprannominato fino a poco meno di un mese prima “Dribbling-man”.

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