18 febbraio 1861: i nostri rappresentanti al primo Parlamento d’Italia

Il 18 febbraio 1861 si riunisce per la prima volta il Parlamento dell'Italia unita. Torino è in festa e accoglie i rappresentanti della Penisola (all'opera di unificazione mancavano ancora Roma e una porzione dello Stato Pontificio, il Veneto, Trento e Trieste), ignara di poter godere della condizione di capitale per quattro anni appena.
Il Regno d'Italia – che sarà formalmente proclamato solo il 17 marzo – sembra la naturale prosecuzione del Regno di Sardegna. Non a caso, la legislatura che nasce con le elezioni del 27 gennaio-3 febbraio è considerata l'ottava, non la prima, del Parlamento sabaudo: in base allo Statuto Albertino, il Senato (con sede a Palazzo Madama) è di nomina regia mentre la Camera (che si riunisce a Palazzo Carignano) è eletta a suffragio maschile, in base al censo. Vanno alle urne appena 240.000 italiani su 22 milioni (ne avrebbero avuto il diritto in 418.000).
Stravince la Destra storica guidata da Camillo Benso conte di Cavour, con il 46,1% dei suffragi, che ottiene 342 deputati su 443; la Sinistra storica di Urbano Rattazzi si ferma al 20,4% (e a 62 deputati); terza e distanziatissima quella che era considerata la Sinistra estrema, con Giuseppe Mazzini come leader, che ottenne il 2,3% dei voti e mandò alla Camera 14 candidati.
Sono eletti nobili, militari, notabili di tutte le aree d'Italia, ma il Piemonte ha senz'altro un ruolo rilevante. Anche il nostro territorio esprime i suoi rappresentanti.
Nel Collegio uninominale di Bricherasio (comprendente la Val Pellice e Osasco) si presentano alle urne 657 elettori su 950: il marchese Emanuele di Rorà è eletto con un plebiscito: 643 voti! Appena 14 finirono ad altri candidati.
Nel Collegio uninominale di Pinerolo (che nell'occasione aveva inglobato lo storico Collegio di Cavour), su 1109 elettori iscritti esprimono la propria preferenza in 665 e la battaglia elettorale è più vivace. La spunta l'avvocato Cesare Bertea, con 384 voti, contro i 253 del generale Filippo Brignone.
Nel Collegio uninominale di Barge (comprendente anche Bagnolo Piemonte) votano in 540 su 921: quasi tutti (514) scelgono Giovanni Battista Bertini.
Il 18 febbraio 1861 entrano dunque a Palazzo Carignano in rappresentanza della nostra zona tre politici non certo alle prime armi: erano tutti già deputati del Parlamento subalpino, almeno dal 1857 (Bertini dal 1853).
L'emozione, comunque, è grande: l'aula di Palazzo Carignano è stata allestita a tempo di record, in soli due mesi, e il colpo d'occhio è stupefacente. Ogni deputato può godere di un'invenzione dell'architetto Amedeo Peyron, che ha collocato un bottone-molla a disposizione di ciascuno per chiamare gli uscieri.
Il marchese Emanuele Luserna di Rorà, 46 anni, è un patrizio torinese i cui legami con la valle sono storici, di sangue, oltre che di nome. Uomo di fiducia di Cavour, era stato nominato commissario straordinario della Provincia di Ravenna appena liberata. Sarebbe diventato alla fine del 1861 sindaco di Torino, strenuo difensore del suo ruolo di capitale. Presidente delle Ferrovie dell'Alta Italia, morirà improvvisamente il 15 maggio 1873.
Cesare Bertea – uomo della Sinistra storica – è un avvocato pinerolese di neppure 38 anni. Era entrato a Palazzo Carignano ad appena 34 e sarebbe rimasto deputato del Regno d'Italia fino al 1874, interpretando in modo più diretto del marchese di Rorà l'incarico di rappresentante del territorio e ricoprendo a più riprese il ruolo di segretario della Camera. Nominato senatore nel 1876, sarà presidente del Consiglio provinciale di Torino tra il 1878 e il 1880. Morirà, sempre a Pinerolo, il 13 gennaio 1886.
Giovanni Battista Bertini è un collega avvocato di Barge: nel febbraio 1861 ha 42 anni ed appartiene al centro-sinistra. Rieletto più volte, sarà deputato fino alle dimissioni rassegnate nel 1872, ma tornerà a Roma, come senatore, nel 1880. Molto impegnato nei consigli d'amministrazione di ospedali e opere pie torinesi, nella sua vita ricopre anche l'incarico di consigliere provinciale sia a Cuneo sia a Torino.
Altri due esponenti del nostro territorio, il bricherasiese Filippo Brignone (che era stato sconfitto a Bricherasio) e il pinerolese-cumianese Domenico Carutti di Cantogno, saranno eletti deputati un paio di mesi dopo, rispettivamente per i Collegi di Arezzo e di Aosta.

Fonti: storia.camera.it, senato.it, cinquantamila.corriere.it.

Immagine: La composizione della Camera del 1861 in una riproduzione pubblicata su Il Fischietto del 13 luglio 1861.

EDIT: Aggiunti, ai territori mancanti, il Veneto e lo Stato Pontificio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *