2 aprile 1842: il grande teatro di Pinerolo è pronto

Se ne parlava da sei anni: da quando cioè una società formata da 48 persone, esponenti delle famiglie più importanti di Pinerolo, iniziò a fare pressione affinché venisse costruito un teatro adatto alle esigenze della città.
Un preesistente teatro, tra via del Pino e via dell’Arsenale, esisteva dal 1784 ed era stato riadattato nel 1817: il proprietario, conte Giuseppe Roberto Pavia di Scandaluzza, cercherà in ogni modo di opporsi al progetto, temendo – come di fatto avverrà – che un nuovo, moderno teatro lo avrebbe costretto a chiudere il proprio.
La guerra di carte bollate e di “suppliche” coinvolse a vario titolo le diverse istituzioni del Regno di Sardegna. Il grado di coinvolgimento delle persone più in vista della città fu tale che – per un evidente conflitto di interessi – si rese necessario surrogare dieci componenti su sedici del Consiglio cittadino, chiamato a deliberare se concedere o meno il terreno su cui avrebbe dovuto sorgere il teatro. Il via libera fu comunque concesso, perché l’opera è considerata «di utilità morale in quanto rappresenterebbe un pezzo di istruttivo ed onesto trattenimento ai cittadini, sia dal canto dell’utilità pubblica materiale perché ne deriverebbe ornamento e decoro alla Città e concorrerebbe vieppiù a farvi gradevole soggiorno, già per altri motivi dai forestieri ricercato presso Pinerolo».
Ebbe un peso notevole, nella decisione, l’abbattimento delle modeste case di legno che sino a quel momento sorgevano su quel lato della piazza, proprio di fronte al Palazzo Civico. Il progetto fu affidato all’ingegnere Tommaso Onofrio, architetto emerito di Sua Maestà.
Il conte Pavia si rivolse direttamente al Re, offrendosi di ampliare il proprio teatro purché fosse impedita la costruzione di quello nuovo. L’Intendente di Pinerolo, però, scrisse al Ministro dell’Interno assicurandogli che il teatro Pavia non rispondeva «alle esigenze della cresciuta popolazione ed è affatto indegno dell’odierna civiltà d’un Capo-Luogo di provincia».
Il cantiere, pertanto, fu avviato: fu affidato all’impresario Gabriele Ghiano. Il 2 aprile 1842 – secondo alcune fonti – si procedette a una prima inaugurazione dell’edificio ormai completato, anche se ancora da attrezzare. Finalmente, il 14 agosto dello stesso anno, fu possibile mettere in scena il primo spettacolo: l’opera lirica La straniera di Vincenzo Bellini. Successivamente, fu allestito il melodramma comico Un’avventura di Scaramuccia, di Luigi Ricci.

Fonti: Gazzetta Piemontese; Alessandro Calzavara, Il Teatro Sociale di Pinerolo, Alzani; sito del Comune di Pinerolo.

Foto: Il Teatro Sociale di Pinerolo in una cartolina d’inizio Novecento.

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