22 gennaio 1961: il ministro Pella a Pinerolo, «Il futuro sarà fiabesco»

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«Siamo alla vigilia di enormi progressi, non soltanto in Italia ma in Europa e nel mondo. Dove ci porteranno i prodigi della tecnica? Se il decennio scorso è stato prodigioso, il decennio prossimo sarà favoloso, fiabesco». Così si espresse, il 22 gennaio 1961, il ministro del Bilancio Giuseppe Pella, in visita a Pinerolo, accompagnato dal sottosegretario alla Difesa Giovanni Bovetti, monregalese, e dalla senatrice saluzzese Emanuela Savio. Il boom economico sembrava inarrestabile, così come il progresso tecnologico applicato all’industria.

Nel suo discorso, tenuto di fronte a un pubblico numeroso, Pella definì il nuovo stabilimento pinerolese della Riv, inaugurato nel 1959, come un «esempio luminoso di quanto possa scaturire dalla leale collaborazione tra capitale e lavoro». Un trionfo per l’amministratore delegato, l’ingegner Piero Bertolone.

L’enfasi del ministro, esponente della Democrazia cristiana, ben testimonia il momento di grande ottimismo che si viveva all’epoca in Italia. Nel quadriennio appena concluso (1957-1960) la produzione industriale aveva segnato un incremento medio del 31,4%, che saliva all’89% considerando il solo comparto automobilistico e all’83% per la meccanica di precisione.

Nella sua giornata pinerolese, l’on. Pella fece tappa allo stabilimento della Galup e all’ospedale “Edoardo Agnelli”. Poi, dopo una rapida “puntata” a Inverso Pinasca, si diresse a Campiglione Fenile, dove presiedette a un convegno con gli amministratori della Val Pellice. Qui dichiarò al cronista di Stampa Sera: «Ora un nuovo decennio ci attende: quello degli anni Sessanta. Alla luce dell’attuale ritmo della tecnica, esso potrà definirsi “favoloso” per le realizzazioni a cui, in tutto il mondo, assisteremo. Probabilmente profonde innovazioni si verificheranno nell’economia dei vari Paesi. L’Italia dovrà essere, in tempo utile, presente nelle varie tappe del progresso, in posizione centrale e non già rimorchiata. Non dimenticheremo che tecnica ed economia non possono esaurirsi in se stesse, ma debbono e dovranno essere costantemente al servizio dell’uomo nella pace e nella libertà».

Purtroppo, di lì a pochi anni, i mutamenti nel mondo del lavoro portarono a una grave crisi economica e occupazionale.

 

Nella foto – La Nuova Fiat 500 a fianco della vecchia Topolino: il simbolo del progresso e del boom dell’industria automobilistica. (da Wikipedia, pubblico dominio)
Fonti – La Stampa.

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