23 dicembre 1911: un giovane di San Giovanni e la tragedia di Natale a Tripoli

Erano partiti il 1º ottobre 1911, quando l'avventura in Libia sembrava dovesse essere rapida e agevole. Lo stato di guerra tra Italia e Turchia era stato dichiarato alle 14,30 di due giorni prima. E così – quando alle 6,55 del mattino – Michele Frache e Francesco A. salirono sul treno a Torre Pellice, insieme ad altri trenta militi della Croce Rossa, furono salutati da «entusiastiche dimostrazioni» d'affetto.

«Accompagnavano la squadra molti parenti dei militi, i membri della Direzione di questo sottocomitato, il sindaco, il maresciallo ed altre persone. Il Presidente del sottocomitato locale, cav. prof. A. Vinay, accompagnò i militi fino a Torino», raccontano le cronache dell'epoca.

I toni erano leggeri, goliardici. Due di questi ragazzi – destinati a prestare servizio presso l'Ospedale n° 31, allestito a Tripoli – erano anche membri della Banda cittadina di Torre Pellice: Frache, in particolare, era trombettiere e primo bombardino. Ci fu chi, spiritosamente, lo chiamò «disertore», come se andare alla guerra potesse – per scherzo – essere considerato l'abbandono di un impegno, quello musicale.

Per diverse settimane i settimanali locali pubblicarono lettere entusiastiche sull'esperienza tripolina, sull'avanzata delle truppe regie, sulla ricchezza di quella terra su cui si concentravano le ambizioni coloniali dell'Italia di Giolitti. Poi, come un fulmine a ciel sereno, giunse la tragica notizia.
Michele Frache, uno dei giovani più noti e brillanti di San Giovanni, era morto il 23 dicembre in circostanze misteriose. Le prime informazioni ipotizzavano fosse caduto poiché raggiunto da un colpo di pistola sparato da un arabo. E Il Pellice commentò amaro: «Il fatto dimostra ancora una volta di più quanto sia fittizia l’acquiescenza con cui gli arabi hanno accolto i nuovi dominatori».

La realtà era diversa. Era vero che gli arabi erano tutt'altro che benevoli nei confronti degli italiani, non considerandoli affatto dei liberatori dal gioco turco. Ma l'ostilità degli abitanti del luogo non aveva avuto alcun ruolo nella morte di Michele Frache.

Il milite e musicista sangianin era infatti morto in seguito a uno scherzo, a un tragico errore compiuto dall'amico Francesco A. La verità venne a galla quando, il 12 gennaio 1912, alcuni dei militi della Croce Rossa tornarono a casa. Non furono organizzati festeggiamenti: tre di loro mancavano all'appello, perché – oltre a Frache – erano deceduti in terra libica anche Matteo Emilio Sibille e Augusto Malan, uccisi dal colera.

La morte di Michele Frache fu particolarmente crudele, sia perché avvenne il giorno prima della prevista partenza da Tripoli, sia perché avvenne per mano di un compagno. Nell'atmosfera di festa per la fine dell'impegno in ospedale, raccontò Il Pellice, «parecchi militi scherzavano forse un po’ grossolanamente, ed il milite F(rancesco) A. prese un moschetto d’un compagno credendolo scarico, invece disgraziatamente un colpo partì». «Il momento fu straziante – aggiunse L'Avvisatore alpino, citando una testimonianza diretta –. A terra giaceva esanime il povero Frache, al suo fianco piangeva il povero A.; non si sapeva quale fosse più da compiangere. I due erano buoni amici; entrambi ben visti, amati e stimati dai superiori e dai compagni».

Il Tribunale militare di Tripoli stabilì per Francesco A. il non luogo a procedere, ma il milite che si era reso responsabile della morte accidentale di Michele Frache decise di restare in Libia ancora per diversi mesi.

Fonti: Daniele Arghittu, I giornali raccontano, Claudiana, 2010; L'Eco del Chisone, 7 ottobre 1911; L'Avvisatore alpino, 27 ottobre 1911, 12 gennaio 1912 e 26 gennaio 1912; Il Pellice, 29 dicembre 1911 e 19 gennaio 1912.

Immagine: La tomba in terra di Libia dei militi della Croce Rossa Emilio Sibille di Torre Pellice, Augusto Malan di Prarostino e Michele Frache di San Giovanni. L’immagine fu scattata da Corrado Jalla nel 1912 ed è custodita presso l’Archivio fotografico valdese.

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