25 agosto 1915: morire a 20 anni, come tanti compagni di scuola

Si chiamava Oreste Giacobino, aveva vent'anni e i sogni della sua età. Apparteneva a una importante famiglia di Osasco che lo aveva fatto studiare all'istituto tecnico di Pinerolo, dove aveva conseguito il diploma di geometra. Poi aveva cominciato la carriera militare: il 4 maggio 1915, venti giorni prima dell'ingresso dell'Italia nella Grande guerra, il Bollettino ufficiale del Ministero della Guerra lo cita a pagina 954 tra i «sottufficiali allievi del corpo speciale presso la scuola militare» chiamati a presentarsi «il mattino del giorno 7 giugno 1915 al deposito del rispettivo reggimento». Nel suo caso era il 4º Alpini (Battaglione Ivrea).

Oreste era un giovane intriso di valori patriottici. Inviò la sua ultima lettera dal fronte a un compagno di scuola, Alfredo Grosso, per incoraggiarlo nella sua preparazione come allievo ufficiale nel 50º Fanteria: «Alfredo carissimo, amico mio… come va? Spero che non mi avrai dimenticato. Ormai è inutile ch'io mi scusi, tu sai che cosa vuol dire "guerra" e quindi sei in grado di perdonare. Credimi, Alfredo, sarebbe mio immenso piacere parlarti a lungo di me, degli alpini, della guerra, insomma, che da più giorni combattiamo, ma sopra questi sassi, fra il fragore continuo del nostro e del loro cannone, il pensiero vola lontano e si smarrisce in una frementissima atmosfera ove risuona un solo grido, che è quello di "Savoia", ove la nostra esistenza ed il nostro io si unisce e si confonde in un io solo, per slanciarsi colla più nobile e più bruta forza verso una meta agognata… verso la vittoria. Questo cannone nemico mi dà fastidio, questo fucile tedesco mi (illeggibile) e mi agita i nervi. I miei soldati sono pronti a finirla, obbedienti al mio comando. Sembrano un branco di leoni che si lanciano sull'agognata preda per stringerla con rabbia fra le frementi mani».

La lettera è pubblicata integralmente su La Lanterna pinerolese del 4 settembre 1915: la stessa edizione che annuncia la morte del sottotenente Giacobino: «Dev'essere caduto dinnanzi al plotone ch'egli conduceva all'assalto, fra quegli alpini ai quali si sentiva avvinto da affetto e da ammirazione immensi. Era da appena un anno uscito dalle nostre scuole e lascia fra i suoi compagni un vivissimo rimpianto, per la sua bontà di cuore, pel suo carattere affettuoso ed entusiasta».

Oreste – si saprà poi – era caduto il 25 agosto, in regione Dolie di Tolmino, sull'alto bacino dell'Isonzo (oggi è territorio sloveno). Fu il primo di ben 52 ragazzi che l'istituto tecnico Buniva pianse tra i suoi ex allievi: tutti ragazzi di vent'anni o poco più, il cui elenco fu inserito in un albo d'oro. Nel gennaio 1921 La Lanterna pinerolese pubblicò tutti i nomi con scarne note biografiche e la ragione del decesso: un aviatore precipitato, un tenente del genio vittima dei gas asfissianti, un capitano degli alpini travolto da una valanga, un radiotelegrafista affondato con la sua nave, un tenente di artiglieria ucciso sui monti dell'Albania come un ex compagno, soldato semplice… Una generazione distrutta. Straziante la storia di un geometra, tenente di fanteria, catturato nella disfatta del novembre 1917 e condotto in un campo di prigionia in Ungheria. Al ritorno in patria, «turpemente accusato dopo Caporetto, preferì la morte volontaria […] il 4 dicembre 1918 al tardivo riconoscimento del suo valore».

Tornando al sottotenente Oreste Giacobino, la sua salma, inizialmente sepolta nel «cimitero di guerra di Cumino», fu trasportata a Osasco nove anni dopo per essere tumulata nella tomba di famiglia. La cerimonia, celebrata il 17 febbraio 1924, fu accompagnata da «una vera folla di autorità, associazioni ed ammiratori».

Fonti: Bollettino ufficiale del Ministero della Guerra, dispensa 21, 4 maggio 1915; La Lanterna pinerolese del 4 settembre 1915, del 21 gennaio 1921 e del 23 febbraio 1924.

Immagine: Stralcio de La Lanterna pinerolese del 4 settembre 1915, con l'ultima lettera del sottotenente Oreste Giacobino.

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