28 aprile 1912: Bricherasio riabbraccia un reduce dalla Libia

Erano partiti entusiasti, a gruppi, accompagnati dalla fanfara: spesso erano stati condotti al treno dal sindaco e dalle autorità, oltre che da un gran numero di cittadini, al grido di "Viva l'Italia". Non sempre il ritorno a casa dei reduci dalla guerra di Libia fu altrettanto enfatizzato: tornarono alla spicciolata, talvolta feriti e traumatizzati. Qualcuno non tornò. E non mancarono le polemiche politiche tra chi considerava quell'avventura in Nord Africa un grave errore del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e chi, al contrario, stigmatizzava quegli amministratori locali che – in opposizione al Governo – disertavano le cerimonie di accoglienza ai reduci dalla Tripolitania.

A Bricherasio uno dei primi a tornare fu Giorgio Bonansea, fante del 23° Reggimento. Aveva trascorso sei mesi in zona di guerra e aveva combattuto il 26 novembre a Messri e il 4-5 dicembre ad Ain-Zara.

«Atteso con ansia dalla famiglia, dagli amici e dalla popolazione è giunto sano e salvo», scrisse Il Pellice del 3 maggio 1912. In questo caso, al contrario di quanto avverrà altrove nei mesi successivi, nacque spontaneamente, in tutto il paese, il desiderio di fare festa. Bonansea era molto noto, anche perché il padre Fiorentino era assessore in Comune.

«L’entusiasmo patriottico, che continua e continuerà inalterato – si legge su Il Pellice, ed è chiaro che questa puntualizzazione voleva contrastare un sentimento opposto – spinse autorità e sodalizi, parenti ed amici, a correre alla stazione per dimostrare al valoroso soldato (…) la loro grata ammirazione a chi con sacrificio della vita tenne alto l’onore della bandiera italiana durante sei mesi di guerra».

Era domenica 28 aprile: «Il parroco teologo Blanc volle primo porgere il saluto della Parrocchia di San Michele al prode soldato. Formatosi il corteo, musica in testa, Società Militare, Società Operaia, Circolo Operaio, Unione Rurale con numerosi soci e bandiere, accompagnarono il ben ritornato alle rispettive sedi, ove ebbero luogo abbondanti ma molto affettuose bicchierate. Elogiarono Bonansea Giorgio il sig. Re presidente [della] Società Militare, il simpatico signor Mario Speirani, entusiasta delle gesta africane, e molti altri.  Tutti poi andavano a gara a baciare e a stringere la mano al fortunato reduce. Felici più di tutti la madre ed il padre con la famiglia».

Il fante scrisse di suo pugno un ringraziamento alle autorità e al «paese tutto per la grande dimostrazione di affetto data alla sua persona».

Un anno dopo, in occasione dei solenni funerali dell'appuntato Giovanni Bosso, morto ad Ain-Zara, fu scoperta una targa sotto l'atrio comunale in onore del caduto. Nell'occasione, oltre al sindaco Luigi di Castelvecchio, parlò «commovendo l'uditorio ed applauditissimo (…) il reduce Bonansea Giorgio».

Non tutti i reduci, dicevamo, ricevettero accoglienze festose scendendo dal treno. A volte la ragione era banale: il loro ritorno non era stato annunciato. Come nel caso di un altro bricherasiese, il caporal maggiore Francesco Falco, di cui i giornali avevano parlato per il suo ferimento a Bengasi: era giunto il 15 marzo, con il treno delle 10,30, senza che nessuno ne sapesse nulla. Le associazioni si misero in fretta e furia ad organizzar bicchierate. E il reduce, felice e riconoscente, «mostrò i numerosi regali di S. M. la Regina, ricevuti durante la convalescenza nella Reggia di Caserta».

In altre occasioni, il trauma subito portò i soldati a reagire in modo diverso. Fece clamore quanto accadde, nella vicina San Secondo, durante la festa per un reduce. Dall'Africa aveva portato con sé «una testa di nemico affumicata» e la estrasse per mostrarla agli astanti esterrefatti. Poi pronunciò parole dure contro una Patria che – dopo tanta sofferenza – pensava di premiarlo brindando con qualche vermouth. Subito dopo migrò in America e, riportano le cronache, non diede più notizia di sé.

Fonti: Il Pellice del 22 marzo 1912; Il Pellice del 3 maggio 1912; La Lanterna pinerolese del 26 aprile 1913.

Immagine: Cartolina d'epoca che raffigura l'artiglieria ad Ain-Zara, uno dei luoghi dove combatterono i soldati della Val Pellice.

2 Responses

  1. enrico bonansea ha detto:

    Incredibile….il soldato in questione ( Giorgio Bonansea)) era il fratello di mio nonno Giuseppe ( classe 1887) HO una fotografia ( del 1916) che lo ritrae in divisa insieme ai sui 3 fratelli Vittorio, Ernesto e mio nonno Giuseppe anche loro in uniforme, durante una licenza dal fronte durante la 1° guerra mondiale. Ps non ero conoscenza dell’accoglienza accordatagli, sapevo invece della sua missione in terra libica…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *