29 ottobre 1908: l’anima valligiana dell’Olivetti

Aveva da poco compiuto quarant'anni, Camillo Olivetti, quando il 29 ottobre 1908 fondò – insieme a dodici soci – la società in accomandita semplice Ingegnere Camillo Olivetti & c. Capitale sociale iniziale: 350.000 lire. Scopo: progettare e costruire macchine per scrivere.
La storia della Olivetti, lo sanno tutti, è fortemente legata alla città di Ivrea. Qui si svilupperà la straordinaria parabola che, dalle macchine da scrivere, condurrà l'azienda a produrre, come pioniera, calcolatrici elettroniche e personal computer. Eppure le vicende della famiglia Olivetti portano anche in Val Pellice.
Camillo, appartenente alla borghesia ebraica eporediese ma socialista convinto, aveva infatti sposato – nel 1899 – Luisa, figlia di Giovanni Daniele Revel, pastore valdese di Ivrea. Quest'ultimo era originario di San Giovanni (essendovi nato nel 1835) ed era stato incaricato di seguire la diaspora valdese nel Canavese sin dal 1871.
Dal matrimonio tra Camillo Olivetti e Luisa Revel nasceranno sei figli: il secondogenito Adriano, che nascerà nel 1901, imprimerà all'azienda quella svolta che la renderà celebre in tutto il mondo.
Anche se Adriano non riceverà dai genitori alcuna istruzione religiosa e nonostante recenti ricerche abbiano messo in forte dubbio l'ipotesi di una sua permanenza come studente convittore a Torre Pellice (come invece sarà il fratello Dino), le sue radici valligiane lo aiuteranno a evitare le tristi conseguenze delle leggi razziali del 1938. Potrà infatti procurarsi un certificato di battesimo valdese e vantare una discendenza diretta non solo dal già citato pastore Giovanni Daniele Revel, suo nonno, ma anche dal bisnonno Giovanni Revel, a sua volta pastore e primo rettore del Collegio valdese di Torre Pellice (dal 1831).
Soprattutto, l'influenza culturale della madre Luisa – abbinata alla fede socialista del padre Camillo – ricoprirà per Adriano Olivetti un ruolo importante nella formazione del suo pensiero originale, improntato al socialismo umanitario e libertario. Come imprenditore, sentirà l'obbligo morale di investire i profitti aziendali a beneficio della comunità. Sarà attivissimo in ambito sociale, politico, urbanistico, architettonico, culturale ed editoriale. La morte, prematura, lo sorprenderà a neppure 59 anni, durante un viaggio in treno in Svizzera, nel 1960.

Fonti: Pier Giorgio Perotto, P101. Quando l'Italia inventò il personal computer, Edizioni di Comunità, 2015; www.fondazioneadrianolivetti.it; Dizionario biografico dei Protestanti in Italia; Corrado Gavinelli, Quando gli Olivetti frequentavano Torre Pellice, in Vita Diocesana Pinerolese, 3 luglio 2013.

Immagine: A sinistra, storico manifesto della Camillo Olivetti & C. A destra, il fondatore in una foto degli anni '30 del secolo scorso (pubblico dominio).

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