30 settembre 1904: Massola, l’ispiratore degli scioperi del ’43

Il nome di Umberto Massola non è molto conosciuto, se non dagli storici del Novecento o dai vecchi militanti di sinistra. Non è un caso, visto che la sua attività si svolse spesso nell'ombra.
Era nato a Pinerolo il 30 settembre 1904 in una famiglia piuttosto modesta. Pinerolo era una delle tante località dove suo padre, fornaciaio di origini torinesi, si stabilì per cercare lavoro.
Umberto frequentò le scuole elementari, ma non poté completarle: cominciò a lavorare a soli dieci anni come operaio, ma continuò a leggere avidamente, formandosi come autodidatta. E cominciò presto a occuparsi di politica. Già a sedici anni s'iscrisse al Partito Socialista mentre l'anno successivo aderì al neonato Partito Comunista d'Italia.
Nei primi anni del regime fascista finì in carcere per aver organizzato una riunione politica per il Primo Maggio, anche se – dopo oltre un anno di reclusione – fu assolto per insufficienza di prove. Come molti altri militanti lasciò l'Italia per la Francia, dove continuò la sua attività politica nelle fila comuniste. Fu anche a Mosca, alla Scuola Leninista, dove completò la sua formazione teorica e affinò le sue grandi doti di organizzatore e agitatore, diventando un "rivoluzionario professionale". Nel 1937 diventò membro del Comitato centrale del Partito comunista. Dopo un periodo in Jugoslavia, durante la guerra fu incaricato di tornare in Italia – insediandosi nell'agosto 1941 a Torino – per promuovere la stampa clandestina: Il Quotidiano del lavoratore, Il Grido di Spartaco e, dal luglio 1942, L'Unità. Era un'attività rischiosissima: ogni sera Massola cambiava abitazione per evitare di essere individuato e catturato. Fu grazie alla sua instancabile attività che tornò a formarsi una rete solidale di militanti, impegnata a diffondere documenti, appelli e articoli con le informazioni provenienti da radio Londra e da radio Mosca.
Il suo successo più importante, tuttavia, lo ottenne nel marzo 1943, quando fu tra i principali ispiratori dei grandi scioperi di Torino. Il 5 marzo è ricordato come il "venerdì nero del fascismo": il punto d'avvio di quel processo che avrebbe condotto alla crisi del regime fascista, culminata con la caduta di Mussolini il 25 luglio. Nelle fabbriche – comprese Riv e Microtecnica – si diffusero volantini di questo tenore: "Operai, impiegati! Il governo di Mussolini, responsabile di aver trascinato il nostro Paese in una guerra ingiusta e rovinosa vuole farci morire di fame, dandoci degli stipendi irrisori, pagandoci con assegni in luogo di moneta e allungando a 12 ore la giornata lavorativa...". Poi s'incitava alla lotta: "Esigiamo più pane, più grassi, più carne... Esigiamo la cacciata di Mussolini dal governo. Lottiamo per la pace e l'indipendenza del Paese... Contro le 12 ore e la guerra maledetta. L'azione, lo sciopero, la lotta sono le sole armi che possediamo, la via della nostra salvezza. Sciopero! Sciopero! Sciopero!"
I primi tentativi riscossero successi parziali, anche se significativi: l'8 marzo migliaia di donne manifestarono per la pace in piazza Castello. Poi, l'11 marzo, incrociarono le braccia le maestranze di tutte le principali industrie torinesi, compresa Mirafiori. Era la prima volta nell'Europa retta da regimi totalitari che la produzione veniva interrotta: uno smacco per il fascismo. Perfino Adolf Hitler si adirò per i fatti torinesi e – stando a quanto riporta lo storico Frederick Deakin – si sarebbe sfogato così: «Ma per me è impensabile che un popolo possa scioperare in otto fabbriche. E nessuno osa intervenire. Sono riusciti ad arginare lo sciopero ma lo hanno fatto dopo essere stati incerti se intervenire o no in maniera radicale...».
Umberto Massola – conosciuto con il nome di battaglia Francesco – era dunque riuscito nel suo intento, colpendo duramente il regime nelle sue certezze. Di quelle giornate straordinarie lasciò una sua memoria in un paio di volumi: Marzo 1943, ore 10, Edizioni di Cultura sociale, 1950; Gli scioperi del '43. Marzo-aprile: le fabbriche contro il fascismo, Editori Riuniti, 1973.
Dopo l'8 settembre Massola ebbe un ruolo nella prima organizzazione delle Brigate Garibaldi, di cui fu ispettore generale. Conclusa la guerra, partecipò all'Assemblea Costituente, poi fu deputato dal 1948 al 1958. Morì a Roma, a 73 anni, nel 1978.

Fonti: Gianni Corbi, Quel venerdì rosso, da La Repubblica, 4 marzo 1993; Gianni Corbi, Un comunista a Mirafiori, da La Repubblica, 5 marzo 1993; Massimo Novelli, Sessant'anni dopo gli scioperi la Fiom dà lo stesso volantino, da La Repubblica, 6 marzo 2003; scheda personale in archivi.fondazionegramsci.org; Frederick Deakin, Storia della repubblica di Salò, Einaudi, 1963.

Immagine: Umberto Massola nel dopoguerra, quando fu Parlamentare per due legislature; accanto, particolare della copertina di uno dei suoi libri.

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