31 dicembre 1901: nasce Willy Jervis, eroe della libertà

William Jervis, più noto come Guglielmo o come Willy, nasce a Napoli per puro caso. Il padre Thomas, un milanese di origini inglesi, ingegnere e dirigente aziendale, si trova a Napoli per lavoro, ma si rompe una gamba. La moglie Bianca Quattrini lo raggiunge per sostenerlo ma il travaglio la sorprende nella città partenopea, dove il 31 dicembre 1901 dà alla luce il piccolo Willy.
I legami della famiglia Jervis con la Val Pellice sono stretti. Il nonno di Willy – un importante geologo britannico che come lui si chiamava William Paget Jervis – aveva sposato una donna valdese di Torre Pellice, Susanna Laura Monastier. Anche Thomas Jervis, il padre di Willy, pur vivendo abitualmente a Milano era frequentemente in visita alle Valli valdesi. E a Torre Pellice è legato anche l'incontro di Willy con la futura moglie, Lucilla Rochat, residente a Firenze ma spesso in villeggiatura in valle. Sposatisi nel 1932, avranno tre figli: Giovanni, Letizia e Paola.
Persona riservata, intelligente, dinamica, concreta, Jervis si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano e segue le orme paterne anche in ambito lavorativo, diventando dirigente dapprima alla Frigidaire e poi alla Olivetti.
Appena può pratica lo sport. È tra i pionieri dell'hockey su ghiaccio in Italia, con il neonato Milano partecipa alla prestigiosa Spengler Cup in Svizzera e, secondo le statistiche ufficiali, è tra i vincitori il primo titolo tricolore l'8 marzo 1925 (anche se, in base a una recente ricerca, non avrebbe giocato la sfida unica contro il Cortina). La sua più grande passione sportiva, tuttavia, è quella per la montagna, scoperta sulle pendici della Val Pellice e poi praticata ovunque, ogni volta sia possibile.
Valdese, amico di Giovanni Miegge e del gruppo dei cosiddetti "barthiani", Jervis affina le sue posizioni antifasciste mentre lavora alla Olivetti, un ambiente tutt'altro che favorevole al regime. Nello stabilimento di Ivrea, dopo l'8 settembre 1943, Jervis diventa membro del Comitato di Liberazione Nazionale e si prodiga per aiutare ebrei e prigionieri alleati in fuga dai campi di prigionia. Colpito da ordine di cattura, si rifugia dapprima a Villa Ambrosetti, la residenza di Adriano Olivetti, poi a Torre Pellice. Qui Willy sente parlare del gruppo di partigiani di Giustizia e Libertà guidati da Roberto Malan e decide di raggiungerli.
Grazie alle sue competenze e alla sua conoscenza delle lingue, Jervis è incaricato di un importante ruolo di collegamento tra le forze partigiane. Si reca più volte in Svizzera, per incontrare gli agenti dell'OSS americano, guidati da Allen Dulles. Grazie a quest'attività sono organizzati i primi lanci alleati a favore delle bande partigiane, tra cui quello del 7 gennaio 1944, guidato da fuochi alla Vaccera. Scrisse Giorgio Agosti: «In quell'alta Val d'Angrogna, che aveva visto accendersi i fuochi dei valdesi che difendevano la loro libertà contro le truppe francesi e piemontesi, Jervis ebbe la gioia di accendere i fuochi che accolsero il primo lancio di armi effettuati dagli Alleati nelle Alpi occidentali».
Di ritorno da una missione informativa in Val Germanasca, l'11 marzo 1944, Willy Jervis viene catturato dalle SS italiane al ponte di Bibiana. Ha con sé un candelotto di dinamite e altro materiale compromettente. Picchiato duramente nella caserma di Luserna San Giovanni, poi trasferito a Torino, non fornisce alcuna informazione utile ai suoi aguzzini. Nonostante diversi tentativi diplomatici per ottenerne la liberazione, da parte del Comando partigiano e della stessa Olivetti, il 4 agosto è trasportato a Torre Pellice, alla Caserma Ribet, in attesa di essere ucciso a colpi di mitra, la notte tra il 5 e il 6 agosto, sulla piazza di Villar Pellice che oggi porta il suo nome (così come il rifugio all'imbocco della Conca del Pra).
Nella sua giacca sarà trovata una lettera alla moglie Lucilla. Alcune frasi sono divenute celebri: «Non compiangermi e non chiamarmi "povero" (…). Muoio per aver servito una idea».

Fonti: Lorenzo Tibado, Quando suonò la campana, Claudiana, Torino, 2005; Tiziano Colnaghi, Cronistoria dell'hockey su ghiaccio milanese, Ancora, Milano, 2016.

Immagine: Willy Jervis in montagna, una delle sue grandi passioni.

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