4 giugno 1944: Renzo e il primo giorno da partigiano

La sua storia è emblematica: un ragazzo lusernese, appena diciottenne, che decide di salire in montagna e di unirsi ai partigiani.
È Renzo Sereno, che il 4 giugno 1944, due giorni prima della data in cui avrebbe dovuto presentarsi al Distretto militare per essere mandato in Germania a lavorare nelle industrie tedesche, saluta i genitori e parte per Bobbio Pellice insieme all’amico Piero Giachero: «Sapevamo di trovare la persona che ci avrebbe indicato dove andare», racconterà – nel 1999 – Sereno. La sua testimonianza è stata raccolta da due insegnanti, Gino Bianchi e Marisa Falco, che l’hanno messa a disposizione su un preziosissimo sito: www.portalebf.it.
«Avevamo indossato abiti adatti per la vita in montagna e messo nello zaino una coperta di lana, un ricambio di biancheria intima, il mangiare per un giorno e una gavetta militare con cucchiaio e forchetta», prosegue il racconto di Sereno, nato in Provincia di Biella nel 1926 e residente a Luserna San Giovanni dal 1939.
«Arrivati a Bobbio, siamo entrati nella Trattoria dei cacciatori dove un signore, che in seguito abbiamo saputo che si chiamava Gayot, ci ha detto che dovevamo andare a Villanova, dove nella caserma della Guardia di Finanza, si era installato una specie di Distretto dei partigiani».
I due ragazzi arrivano a destinazione nel primo pomeriggio: «Un partigiano ha registrato i nostri dati personali e il Comandante della squadra, che era Tino Martina, ci ha chiesto perché eravamo saliti con i partigiani, ci ha parlato dei rischi a cui andavamo incontro e ci ha detto che al mattino seguente dovevamo salire alla conca del Pra per un periodo di addestramento».
Sin dal primo giorno, tuttavia, Sereno è impegnato in un’azione da partigiano: «Ho partecipato, come portatore di un sacco di esplosivo, al sabotaggio al ponte di Malbec per interrompere la strada Bobbio-Villanova impedendo così ad eventuali mezzi corazzati tedeschi di salire».
Passata la notte nella camerata della caserma su un giaciglio di paglia, la mattina Renzo e Piero salgono al Pra: «Ci siamo sistemati in una casupola costruita contro una roccia vicino all’inizio della mulattiera per il colle della Croce. La casa serviva da ricovero dormitorio per una ventina di partigiani. Ognuno aveva a disposizione poco più di un metro quadro di pavimento per il giaciglio e per mettere lo zaino».
Per le reclute la giornata al Pra iniziava alle sette con una rapida pulizia nel torrentello: «Ci si trovava poi davanti ad un fortino adibito a cucina, dove veniva distribuito un po’ di latte caldo nel coperchio della gavetta, quindi ci radunavamo nel prato a gruppi di 8 o 10 per seguire la lezione sulle armi tenuta da istruttori che erano stati ufficiali o sottoufficiali nell’esercito italiano. […] Quando eravamo in grado di smontare e rimontare le armi con gli occhi bendati, per premio ci facevano sparare un colpo contro dei bersagli posti fra le rocce. Un solo colpo perché le munizioni erano scarse».
A pranzo, il rancio rancio composto da una pagnotta, un mestolo di pastasciutta o minestra e, non tutti i giorni, un pezzo di carne bollita o un mestolo di spezzatino. «Nel pomeriggio si andava a raccogliere legna per la cucina, oppure si scendeva a Villanova a fare rifornimento di viveri che venivano portati al Pra a spalla».
«A sera, dopo la cena costituita ancora da minestra o pastasciutta e non sempre da un pezzo di formaggio, ci riunivamo nei dormitori e prima di dormire si cantava o si ascoltavano i racconti dei partigiani che avevano partecipato ad azioni di guerra. Naturalmente al buio».
Dopo il rastrellamento nazifascista dell’agosto 1944, Renzo Sereno proseguirà la sua lotta soprattutto in pianura, tra Val della Torre e l’Astigiano. Dopo la Liberazione, sarà presidente dell’Anpi di Luserna San Giovanni. Si è spento nel 2007.

Fonte: Partigiani in tandem, dal sito www.portalebf.it.

Immagine: Partigiani in montagna, in una foto di repertorio.

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