5 – Quattro intollerabili minuti di ritardo

Fausto Antonelli era un metodico. Per quanto avesse solo 22 anni, programmava ogni minimo aspetto della sua quotidianità con la cura maniacale che di solito hanno le persone mature. Quando andava in vacanza con gli amici, teneva i conti della cassa comune. Lo chiamavano “il ragioniere”. Non aveva pace finché tutti non avevano messo o riavuto la loro parte, fossero anche 15 centesimi. Aveva stabilito un abbigliamento per ogni temperatura. Ogni mattina controllava il meteo: sopra i 23 gradi uno strato di cotone, dai 16 ai 22 due strati di cotone, sotto i 16 cotone e lana. Aveva bisogno di tenere tutto sotto controllo. La fidanzata non era molto contenta. Diceva che era passionale come il notiziario Onda Verde. Per la verità le faceva dei regali, ma alle feste comandate, compleanni e anniversari. Era fatto per vivere a Berlino, invece era nato nella cintura di Torino.
Per raggiungere la fermata della corriera che lo portava al campo del Fonte Pellice doveva prendere un treno che avrebbe impiegato 25 minuti. Per arrivare alla stazione gli occorrevano 9 minuti camminando con andatura media. Prese la borsa da calcio e uscì 9 minuti prima delle 17 e 11. Sarebbe arrivato a destinazione alle 17 e 36 e alla fermata della corriera alle 17 e 39; avrebbe dovuto aspettare fino alle 17 e 46 e sarebbe arrivato a Fonte Pellice alle 18 e 12, in tempo per raggiungere gli spogliatoi, cambiarsi e scaldarsi.

Alle 17 e 14, la prospettiva che si vedeva dal binario 1 era totalmente sgombra da sagome di treni. Fausto Antonelli decise che avrebbe concesso un ritardo di 5 minuti, poi avrebbe chiesto lumi a qualcuno; alle 17 e 16 fece per andare in cerca di un ferroviere, ma proprio in quel momento si accese l’altoparlante.
«Si avvisano i signori viaggiatori che il treno nplbzfgtr crrrrrr crrrrrr zzzz e diretto a frtdzsbbbpbl rdesftbkiyf binario froptttsqwz. Ci scusiamo per il disagio».
Trenta secondi dopo, una littorina si fermò al binario 12 e altri trenta secondi dopo tolse il disturbo ripartendo placidamente.
Fausto Antonelli, come pietrificato al binario 1, assistette alla scena con un certo sgomento. Ma lo dominò. Sapeva che c’era un altro treno subito dopo, alle 17 e 21. Con un po’ di fortuna avrebbe preso la corriera.
Alle 17 e 26, Fausto Antonelli iniziò a correre per tutta la stazione, intruppò in un ferroviere e gli urlò in faccia: «Dove cazzo è il treno delle 17 e 21?»
«Sciopero» rispose lui continuando a fumare.
«Sul sito del giornale non c’era scritta una minchia!»
«Sciopero dei giornalisti» ribatté il ferroviere.

Fausto Antonelli sbatté la borsa sulla banchina e ci si sedette sopra. Telefonò a tutti gli amici che gli venivano in mente per chiedere uno strappo. Niente. Guardò Blablacar. Niente da fare. Si diede per vinto. Mentre sedeva con la stessa espressione sconfitta del protagonista di Ladri di biciclette, in silenzio, quasi senza disturbare, un treno gli si fermò davanti. Come in trance, senza sapere dove andasse, ci saltò sopra.
Esattamente 25 minuti dopo arrivò a destinazione e 3 minuti dopo fu alla fermata. Qui trovò ad attenderlo una corriera stracolma.
«Abbiamo aspettato la coincidenza» gli spiegò l’autista.
Arrivò al campo con 4 minuti di ritardo.
«Scusa, mister, il treno...» balbettò.
Nedo Megale gli rispose con un grugnito e gonfiò minaccioso i pettorali.
«Non c’è problema – intervenne con un sorriso Bruno Ravelli, uno dei ragazzi più ascoltati dello spogliatoio –. Benvenuto in valle, inizia ad abituarti. Cambiati, fai cinque giri di campo, poi prendi un pallone e facci vedere cosa sai fare».
Fausto Antonelli sentì che sarebbe stata una lunga stagione.

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