8 luglio 1569: l’amaro epilogo della carriera di Carlo Luserna Manfredi

L' 8 luglio 1569, Carlo Luserna Manfredi, in polemica con l'ingrato duca Emanuele Filiberto, si dimise di governatore di Mondovì e si ritirò con la famiglia – moglie e sei figli – nel suo palazzo di Luserna (dove morirà, improvvisamente, tre anni dopo). Fu la fine della brillante carriera di un uomo eccezionale. Docente universitario di diritto, feudatario, diplomatico, governatore e uomo d'affari, Carlo Luserna Manfredi fu uno dei personaggi più significativi del XVI Secolo nel Ducato di Savoia.
Nato probabilmente a Torino, tra il 1508 e il 1510, la sua parabola coincise a lungo con quella del duca Carlo II. Fu un'epoca molto difficile per il Piemonte, coinvolto nei conflitti tra la Francia e il Sacro Romano Impero.
Carlo Luserna Manfredi fu sempre fedele a Carlo II, al contrario di altri rami dei Luserna, soprattutto quello dei Rorengo, apertamente favorevole agli invasori francesi: lo scontro tra le famiglie s'inasprì al punto che, nell'estate 1545 Guglielmo e Bartolomeo Luserna Rorengo penetrarono nel palazzo di Luserna e uccisero Giovan Francesco Luserna Manfredi, fratello di Carlo, che scampò invece all'attentato.
Dell'eroico contegno di Carlo Luserna Manfredi in occasione dell'assedio francese di Cuneo, nel 1557, hanno parlato in molti: anche L'Ora del Pellice ha dedicato all'episodio una Domenica de L'Ora, che potete leggere qui.
La figura di Carlo Luserna Manfredi va ben al di là di quel fatto. Figlio di Giovanni e di Bianca Vagnone di Trofarello, ereditò i feudi di famiglia alla prematura morte del padre, a causa dell'infettarsi di una vecchia ferita subita molti anni prima in un duello. Gli studi lo portarono lontano da Luserna e dal Piemonte: per la precisione a Padova, dove si laureò in legge ed assunse la cattedra di Diritto civile. Fu docente universitario dal 1534 al 1536, quando fu costretto a rientrare in patria a causa dell'invasione francese. Rifugiatosi a Vercelli, poi a Nizza, fu – insieme al fratello Giovan Francesco – tra i principali collaboratori del duca in difficoltà.
Morto Giovan Francesco, Carlo Luserna Manfredi fu incaricato da Carlo II di una serie di missioni diplomatiche: a Milano, a Roma dal papa Paolo III, a Bruxelles dall'imperatore Carlo V. Proprio a Bruxelles conobbe e sposò Beatrice di Savoia Racconigi. Alla cerimonia presenziò l'imperatore in persona.
Nominato ambasciatore del Ducato presso la Serenissima Repubblica di Venezia, Carlo rientro a Vercelli – divenuta nel frattempo capitale sabauda per l'invasione di Torino e Chambéry – per assumere il ruolo di ciambellano. Alla morte di Carlo II, ebbe un ruolo importante nella riconquista della città, caduta in mano francese e ripresa grazie all'aiuto degli spagnoli. Di Vercelli fu governatore dal 1553 al 1556, quando fu trasferito, con il medesimo incarico, a Cuneo, che difese con coraggio e caparbietà dagli assedianti francesi.
Anche grazie all'eroica resistenza di Cuneo, la guerra si sviluppò in modo favorevole alle truppe del nuovo duca Emanuele Filiberto, che vinse la battaglia di San Quintino e poté pretendere, in occasione della pace di Cateau-Cambrésis, la restituzione delle terre occupate.
Per Carlo Luserna Manfredi fu un trionfo: nell'estate 1559 fu scelto per accompagnare il duca a Parigi, in occasione del matrimonio con Margherita di Valois.
Per la sua fedeltà fu premiato con prestigiosi incarichi e con la nomina a sovrintendente di tutte le miniere dello Stato sabaudo. Nel 1559 fu nominato governatore di Mondovì, ma rimase molto legato alla Val Luserna. Tra il 1560 e il 1561 ebbe un ruolo di mediazione nel conflitto tra il duca e le popolazioni valdesi, oggetto di una violenta campagna militare. Fu anche grazie al suo interessamento che si giunse a sottoscrivere, il 5 giugno 1561, la pace di Cavour (lo stesso giorno, i valdesi di Calabria venivano invece massacrati).
Negli ultimi anni di vita, Carlo Luserna Manfredi soffrì la presenza nelle valli, come governatore, di Sebastiano Grazioli, detto il Castrocaro, ostile sia ai valdesi sia ai feudatari. Il duca Emanuele Filiberto – che aveva fiducia nel Castrocaro – offese il vecchio e leale collaboratore negandogli l'Ordine della Santissima Annunziata. Un grave e immeritato affronto, che precedette di poco la morte.

Fonti: Andrea Merlotti, voce nel Dizionario biografico degli italiani, Treccani; Pietro Rivoire, Storia dei signori di Luserna. Parte II, Bollettino della Société d'histoire vaudoise n° 13, 1896.

Immagine: Un ritratto e lo stemma di Carlo Luserna Manfredi.

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