L’Ora del direttore

Cari Lettori, quando si ha l’onore di partecipare alla nascita di una testata giornalistica – un quotidiano, una rivista o, nel nostro caso, un giornalibro – si sente l’urgenza di fare delle promesse. Poter comunicare è un privilegio, ma comporta dei doveri. Offrire delle garanzie è in cima alla lista.

La prima assicurazione vi suonerà un po’ strana: vi promettiamo, amici Lettori, che arriveremo sulla notizia per ultimi. Non parteciperemo, cioè, alla gara per offrirvi una “primizia”: vi provvedono già molte testate, che dispongono di giornalisti in gamba. Internet esalta la rapidità: il flusso delle notizie è inarrestabile e per diffondere un’informazione basta un clic. È meraviglioso, eppure avvertiamo un disagio: per essere i primi, per bruciare la concorrenza, rischieremmo di contravvenire al più sacro dei principi giornalistici, quello della verifica. Anziché dare per primi una notizia potenzialmente incompleta, poco chiara o del tutto infondata, vi promettiamo perciò di fermarci a riflettere, di incrociare le fonti, di indagare: solo dopo, quando si sarà abbassato il polverone sollevato dalla corsa allo scoop, cercheremo di offrirvi, nel modo più chiaro possibile, i fatti e il loro contesto. Curando la forma, le immagini, la grafica, l’analisi dei dati. È il nostro impegno nella persecuzione di un’informazione di qualità.

La seconda promessa riguarda la nostra indipendenza. Siamo nati per amore del nostro lavoro, senza padrini politici o economici da ossequiare, senza idee preconcette. Se siamo al servizio di qualcuno, lo siamo dei nostri Lettori. I quali, se si riconoscono nei nostri valori (e nelle regole che ci siamo dati per promuoverli e difenderli), possono partecipare attivamente alla vita di questo giornalibro, attraverso l’associazione Hari, nostra Editrice.

La terza garanzia la diamo al territorio in cui siamo nati e che amiamo: non lo tradiremo. Ci rivolgiamo a una comunità piccola, di quindici Comuni appena, affinché ogni servizio possa parlare di qualcosa che la riguardi, di qualcosa che le sia utile. Ma questo non significa chiuderci in un recinto. Abbiamo la fortuna di rivolgerci a una comunità speciale, che ha costruito la consapevolezza di sé sull’apertura al mondo, sulla cultura e sulle idee, sulla ricchezza della diversità, sui benefici della contaminazione. Se i nostri occhi e i nostri piedi ci porteranno altrove, alla ricerca di opportunità, esempi virtuosi o possibilità alternative, il nostro cuore resterà qui. E a questa comunità straordinaria racconteremo le nostre scoperte.

La quarta promessa non è l’ultima per importanza. Anzi: è quella che riassume tutte le altre. Vi promettiamo il rispetto. Delle persone, delle opinioni, delle sensibilità, delle differenze. Ci piacerebbe scrivere “rispetto della verità”, ma la verità è sovente qualcosa di complesso, articolato, multiforme. Vi promettiamo – questo sì – di non scrivere nulla che sappiamo essere falso o che sospettiamo lo possa essere. Vi garantiamo che rispetteremo le dissonanze e le critiche, che metteremo in continuazione in dubbio le “certezze acquisite”.

Questo primo numero ci sembra bellissimo: capita a ogni genitore, al cospetto della propria creatura. Eppure sarebbe orrendo se non cercassimo, con il vostro aiuto e il vostro sostegno, di rendere il prossimo ancora più bello.

Il direttore
Daniele Arghittu

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