12 agosto 1897: Morozzo della Rocca, il “Macigno” di Vittorio Emanuele II

Aveva novant'anni, un'età eccezionale per l'epoca, Enrico Morozzo della Rocca, quando si spense, il 12 agosto 1897, a Villa Bellosguardo, sua residenza lusernese. Conte di Morozzo e marchese di Bianzè, era esponente di un'antichissima famiglia nobiliare, che aveva dato al Piemonte politici, diplomatici, militari e alti prelati.
Enrico – che era nato a Torino il 20 giugno 1807 – era entrato all'Accademia militare di Torino a soli nove anni. Doveva compierne ancora 17 quando ne uscì da sottotenente. La sua carriera nell'esercito del Regno di Sardegna fu lunga e brillante. Nominato maggiore nel 1843, nel 1848 partecipò alla prima guerra d'indipendenza come colonnello di stato maggiore.
Nel frattempo ebbe un rapporto diretto con Casa Savoia: Enrico Morozzo della Rocca, infatti, fu scudiero di re Carlo Alberto e precettore del futuro Vittorio Emanuele II, che in segno di rispetto e amicizia lo chiamava "Macigno".
In virtù delle sue doti militari e delle sue alte conoscenze, nel 1849 fu nominato ministro della Guerra del Regno, dapprima nel governo De Launay e poi in quello guidato da D'Azeglio. Ebbe un ruolo nella repressione delle rivolte popolari di quell'epoca molto turbolenta.
Non lasciò l'esercito, ma guidò in suoi uomini anche nella seconda guerra d'indipendenza (1859), nell'invasione del Regno delle Due Sicilie (1860) – quando prese la piazzaforte di Capua – e nella terza guerra d'indipendenza (1866). Secondo diversi storici ebbe delle responsabilità nella grave sconfitta di Custoza, rifiutando soccorso alla 9ª divisione del generale Govone: una pagina militare molto controversa. Nelle sue memorie, Morozzo della Rocca indicò nel generale La Marmora il vero responsabile del disastro.
Morozzo della Rocca fu di fatto l'uomo di fiducia del re in seno ai vertici dell'esercito, spesso in contrapposizione con lo stesso La Marmora, che godeva invece della fiducia di Cavour e del governo. Un dualismo piuttosto nocivo per l'efficienza dell'esercito sabaudo.
Enrico Morozzo della Rocca ricevette importanti incarichi diplomatici presso le principali corti d'Europa. Senatore dal 20 gennaio 1861, proprio quell'anno acquisì dal Comune di Luserna la concessione della derivazione della bealera pubblica.
La sua presenza nel borgo s'intensificò negli ultimi anni della sua vita. Costruì Villa Bellosguardo e fu tra i protagonisti del processo di unificazione dei Comuni di Luserna e San Giovanni Pellice, avvenuta nel 1871. Nel 1876 entrò a far parte del Comitato per il prolungamento fino a Torre Pellice della linea ferroviaria Torino-Pinerolo.
Morozzo della Rocca morì nel 1897. Gli sopravvisse la moglie, contessa Irene Verasis di Castiglione. Alla sua morte, avvenuta nel 1912, la contessa fu ricordata come benefattrice dell'Asilo infantile e non solo: L'Avvisatore alpino scrisse che a Luserna, «dove soleva villeggiare, [aveva fondato] un laboratorio per le ragazze povere, affidando un capitale al Gran Magistero dei SS. Maurizio e Lazzaro perché venisse continuato anche dopo la sua morte».

Fonti: Marco Mondini, voce in Dizionario biografico degli italiani, Treccani; L'Avvisatore alpino, 20 dicembre 1912; Stefano Gasbarri, I busti del Pincio, Gangemi.

Immagine: A sinistra, Enrico Morozzo della Rocca, in un ritratto di Carla Morozzo; a destra, l'assedio di Capua, nel 1860, in cui Morozzo della Rocca guidò l'esercito sabaudo alla vittoria.

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