16 dicembre 1892: Sfida al bigliardo per il pasto natalizio dei poveri

La sfida si svolse il 16 dicembre 1892 e vi assistettero decine di appassionati. Il Caffè del Commercio, sotto i portici nuovi di Pinerolo, all’altezza di piazza Firenze (oggi piazza Facta), era pieno come nelle occasioni più importanti. E quella indubbiamente lo era. Antonio Bruno, il miglior giocatore dilettante di bigliardo della città, affrontava un campione riconosciuto: Angelo Chiesa, un saviglianese capace di meraviglie, nonostante fosse disgraziatamente privo del braccio sinistro.
L’incontro si svolse in un’atmosfera di grande cavalleria. Bruno propose di giocare con un braccio legato, per non avvalersi di alcun vantaggio, ma Chiesa si oppose. Non voleva essere favorito per la sua condizione e pretese che il portacolori pinerolese affrontasse la sfida senza handicap alcuno. Si stabilirono in sei le partite da disputare. Il successo era platonico: chiunque vincesse avrebbe devoluto il premio – dieci chilogrammi di riso e una brenta di vino locale – al Ricovero di Mendicità di Pinerolo, fondato esattamente trent’anni prima, il 23 dicembre 1862.
Era questa un’istituzione benemerita, che dai cinque poveri accolti il primo giorno della sua istituzione, giunse in pochi anni ad avere un centinaio di ospiti. «Vecchi impossenti e nei tardi loro giorni abbandonati da tutti – li descriveva Jacopo Bernardi, che del Ricovero fu promotore e presidente –, storpi, rattratti, ciechi, sciagurati, cui quasi affatto morta è la luce della intelligenza, e non avrebbero un tetto che li ripara, un occhio amorevole che li veglia, una mano soccorritrice che li alimenta. Si vedrebbero muovere di porta in porta, trascinando dappertutto la luridezza delle lor vesti, non dissimile da quella dei loro aspetti (…). Ora a questo, se non per tutti, in parte almeno ovviavasi mercé l’aprimento del nostro Ricovero di Mendicità».
Fu dunque per «allietare (…) quei poveri ricoverati nelle imminenti feste natalizie» che Antonio Bruno lanciò il guanto della sfida ad Angelo Chiesa. Un proposito nobile, che però non gli risparmiò l’umiliazione agonistica. Il campione di Savigliano dominò cinque partite su sei, imponendosi largamente. «Le gare, che non durarono oltre un’ora e mezza, terminarono (…) cavallerescamente fra i due partitanti con una reciproca loro cordiale stretta di mano, in mezzo agli applausi dei numerosi spettatori (…) ed ai tocca tocca dei bicchieri colmi di buon nettare».
Le cronache dei giornali assicurarono che il riso e il vino furono subito spediti all’istituto e «distribuiti in più delle solite razioni individuali ai detti ricoverati nella ricorrenza delle prossime feste».

Fonti: La Lanterna pinerolese, 17 dicembre 1892; Jacopo Bernardi, Resoconto economico e morale del Ricovero di Mendicità eretto in Pinerolo, Chiantore, 1869.

Immagine: Uno dei bar sotto i portici nuovi di Pinerolo, luoghi d’incontro e di sfide al bigliardo.

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