1º luglio 1899: la Fiat è concepita nel palazzo del conte di Bricherasio

La Fiat – Fabbrica Italiana Automobili Torino – fu fondata l'11 luglio 1899, di fronte al notaio Torretta, nella sede del Banco di Sconto e Sete. L'incontro decisivo per la nascita di quella che sarebbe diventata la più importante industria italiana ebbe luogo, però, dieci giorni prima. E prefigurava uno sviluppo ben diverso rispetto della vicenda.
Il 1º luglio 1899, in una residenza patrizia di via Lagrange 20 – sempre a Torino – si era infatti incontrato un gruppo di aristocratici. Degli sportsmen, come si diceva allora: nobili sedotti dal progresso e dalle sfide che questo proponeva. A fare gli onori di casa fu un personaggio molto noto, anche nel Pinerolese, dove aveva profonde radici e affetti: Emanuele Cacherano dei Conti di Bricherasio, un brillante aristocratico neppure trentenne. Fu lui il principale propugnatore di quella che avrebbe dovuto chiamarsi Società italiana per la costruzione e il commercio delle automobili Torino.
La famiglia Cacherano – di antica ascendenza astigiana – si era insediata a Bricherasio, per prendere possesso di questo feudo, fin dalla seconda metà del Trecento. A distanza di oltre cinque secoli la residenza preferita era al Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, dove Emanuele accoglieva spesso un amico fraterno destinato a superarlo in fama: Federigo (o Federico) Caprilli, con cui aveva condiviso la formazione da ufficiale di Cavalleria.
Storici e biografi descrivono Emanuele Cacherano di Bricherasio come un giovane entusiasta, generoso e disinteressato, forse un po' ingenuo. Il 30 aprile del 1899 - nelle vesti di trascinatore del neonato Automobile Club di Torino - aveva promosso una corsa automobilistica di 90 chilometri, sul percorso Torino-Pinerolo-Avigliana-Torino. Ai nastri di partenza c'era anche una vetturetta Welleyes, prodotta a Torino dai fratelli Ceirano, artigiani-pionieri della bicicletta e dell'automobile, con l'aiuto economico proprio di Bricherasio. Pilotata da un altro sportsman, Cesare Goria Gatti, si era classificata seconda nella sua categoria, con il tempo di 3 ore, 10 minuti e 9 secondi.
Per superare la fase artigianale rappresentata dall'accomandita Ceirano G.B. & C. e puntare a una produzione industriale, si rese necessario fondare una nuova società per azioni. Ed ecco che Emanuele Cacherano, il 1º luglio, decise di invitare il meglio dell'aristocrazia progressista a Palazzo Bricherasio. C'erano sicuramente Cesare Goria Gatti, Roberto Biscaretti di Ruffia, Alfonso Ferrero di Ventimiglia, Michele Ceriana-Mayneri… Ma anche l'ufficiale di cavalleria Ludovico Scarfiotti, l'avvocato Carlo Racca, l'agente di borsa Luigi Damevino.
Lorenzo Delleani, grande artista e amico dei Bricherasio (maestro della sorella di Emanuele, Sofia), fu incaricato di realizzare un quadro per fissare per sempre su tela il momento della fondazione. In questo quadro è raffigurato un altro ex ufficiale di cavalleria, che fu di stanza anche a Pinerolo ed era nella cerchia di conoscenze di Emanuele: si chiamava Giovanni Agnelli, era di tre anni più anziano, e da sei aveva abbandonato la carriera militare per tentare di diventare imprenditore nel settore meccanico. I suoi primi tentativi non avevano riscosso particolare successo, ma Agnelli aveva comunque le spalle coperte dall'attività agricola di famiglia, nella natia Villar Perosa. Nel 1895, tra l'altro, era diventato sindaco del paese: una carica che ricoprì molto a lungo.
I biografi e gli storici propongono ricostruzioni contrastanti: una delle ipotesi suggerisce che, il 1º luglio, Agnelli non fosse presente in via Lagrange, ma sia stato coinvolto nei giorni successivi, su indicazione dell'amico Scarfiotti e del banchiere Ceriana-Mayneri, per le sue capacità e le sue conoscenze nell'alta borghesia. Con l'appoggio di Ludovico Scarfiotti, che era suo parente e fu il primo presidente della neonata Fiat, Agnelli riuscì ben presto a dare la sua impronta imprenditoriale alla nuova società, scalzando gli aristocratici idealisti. Pare che Emanuele Cacherano di Bricherasio, che aveva garantito il prestito bancario, sia rimasto profondamente deluso dalla piega che presero gli avvenimenti.
Ad avvalorare la tesi che Agnelli sia subentrato in un secondo momento ci sarebbe proprio il quadro di Delleani, in cui il futuro senatore sembrerebbe aggiunto a posteriori.

Fonti: I primi quindici anni della Fiat. Verbali dei Consigli d'amministrazione, Franco Angeli, 1987; Giorgio Caponetti, Quando l'automobile uccise la cavalleria, Marcos Y Marcos, 2011; Antonio Moscato (a cura di), Cento… e uno anni di Fiat, Massari, 2000.

Immagine: Lorenzo Delleani, dipinto custodito nel Museo Centro Storico Fiat. Vi sono ritratti, da sinistra: Luigi Damevino, Roberto Biscaretti Ruffia, Carlo Racca, Cesare Goria Gatti, Emanuele Cacherano di Bricherasio (in bianco, al centro del tavolo), Michele Ceriana-Mayneri, Giovanni Agnelli, Ludovico Scarfiotti, Alfonso Ferrero di Ventimiglia.

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