22 settembre 1890: Daviso di Charvensod, combatté nei cieli e nei mari

I Daviso di Charvensod, famiglia nobiliare originaria della Valle d'Aosta, ebbero un ruolo rilevante a Pinerolo alla fine del XIX Secolo. Il barone Ernesto Daviso di Charvensod fu infatti, per alcuni anni, procuratore del Re in città, coltivandovi numerose amicizie. E così, quando nel 1887 convolò a nozze con Antonietta Valfrè di Bonzo, l'ingegner Stefano Cambiano realizzò una pergamena artistica per festeggiarli, su incarico «di parecchi giovani signori pinerolesi» (come testimonia La Lanterna pinerolese del 19 febbraio 1887): un «finissimo e pregevole lavoro in miniatura» che fu esposto per alcuni giorni nella vetrina del confettiere Vincenti.

Dall'unione di Ernesto e Antonietta nacquero cinque figli, tra cui Carlo, che venne alla luce proprio a Pinerolo il 22 settembre 1890. E la storia di oggi è dedicata a lui.

Formatosi all'Accademia navale di Livorno, partecipò alla guerra italo-turca (di Libia) tra il 1911 e il 1912 come guardiamarina sull'incrociatore Marco Polo. In seguito, con la stessa unità, fu inviato a Shanghai, in Cina, dove rimase fino allo scoppio della Grande guerra. Ormai tenente di vascello, prese parte alle operazioni belliche sul cacciatorpediniere Giuseppe Cesare Abba e sull'esploratore Marsala. Affascinato dall'aviazione, dal 1917 divenne pilota di idrovolante, meritando una medaglia d'argento e una di bronzo. In quell'epoca era legato a Cumiana e infatti le cronache del paese riportano le sue gesta eroiche: «Il barone Daviso Charvensod, tenete aviatore, decorato con medaglia d'argento per avere distrutto in combattimento un aeroplano austriaco, caduto in mare da 200 metri col pilota ferito, riuscì a liberarsi dell'idroplano e ricuperare il cadavere del pilota morto nella caduta. Onore ai prodi!».

Dall'aprile 1918, Daviso di Charvensod comandò la 256ª squadriglia.

Nel periodo tra le due guerre fu capitano di corvetta, poi di fregata e di vascello. Nel 1937-38 fu in Eritrea, a Massaua, con l'incarico di comandante superiore navale in Africa Orientale Italiana. Nel 1939 prese parte all'invasione dell'Albania, venendo decorato con la croce di guerra al valore militare. Nel 1941 assunse il comando della zona militare marittima delle isole dell'Egeo, con base a Rodi. Qui fu sorpreso dall'armistizio dell'8 settembre 1943: pur privo di indicazioni, come gran parte dei vertici militari italiani, decise di resistere alla Wehrmacht, poi fu costretto alla resa: catturato dai tedeschi, fu prigioniero a Skoki, in Polonia, per oltre un anno, fino all'arrivo delle truppe sovietiche.

Lasciò il servizio nel 1947, anche se nel 1971 fu promosso ammiraglio di divisione a titolo onorifico. Morì a Fossano, città dove la famiglia dà il nome a uno splendido palazzo, il 9 febbraio 1975.

La Lanterna pinerolese del 19 febbraio 1887, La Lanterna pinerolese del 21 settembre 1917, Roberto Gentili e Paolo Varriale, I Reparti dell'aviazione italiana nella Grande guerra, Ufficio storico dell'Aviazione militare, 1999; Paolo Alberini e Franco Prosperini, Uomini della Marina, 1861-1946. Ufficio storico della Marina militare, 2015.

Immagine: Carlo Daviso di Charvensod e il trafiletto de La Lanterna pinerolese del 21 settembre 1917.

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