24 febbraio 1917: L’aviatore pinerolese racconta un duello al giornale

Durante la grande guerra l’aviazione ebbe un ruolo abbastanza marginale, ma di grande valore simbolico. Gli aviatori erano considerati eroi cavallereschi e le loro imprese erano spesso descritte dai giornali con toni enfatici.

Non era frequente, però, che uno di questi assi del volo prendesse carta e penna e decidesse di scrivere di suo pugno al giornale della sua città per descrivere le sue gesta in battaglia. Capitò il 24 febbraio 1917, quando La Lanterna pinerolese pubblicò la lettera di Oreste Poletti, descritto come «nostro concittadino, (…) figlio dell’antico concessionario di vetture pubbliche».

Poletti aveva infatti partecipato a un combattimento, avvenuto l’11 febbraio nei cieli di Udine, e conclusosi con la cattura di un aereo austriaco. I quotidiani avevano raccontato nel dettaglio l’impresa, ma Poletti – evidentemente – desiderò che anche il settimanale liberale di Pinerolo descrivesse ai lettori le sue gesta.

«Come concittadino – scrisse rivolgendosi al direttore della testata – ho il piacere di informarla che ieri 11, verso le ore 13,30, ho preso parte ad un duello aereo contro un aeroplano austriaco. La lotta durò circa mezz’ora. L’apparecchio nemico fu attaccato da quattro “Nieuport” e da due “Farman” di questa squadriglia e uno dei quali era da me pilotato. L’apparecchio nemico, un “Albatros”, fu abbattuto. Ad onor del vero devo dire che era pilotato da un aviatore abilissimo: un tenente. L’osservatore era un capitano. Quest’ultimo morì quasi subito perché le nostre mitragliatrici l’avevano crivellato. Il pilota è probabile che si salvi».

Il pilota era Ludwig Fleck, l’osservatore era il conte Wilhelm Siemenski. Nelle campagne di Udine, dove l’aereo trovò terra gravemente danneggiato, erano accorsi «a piedi, in bicicletta, in automobile (…) migliaia di spettatori». Il duello, infatti, aveva tenuto col fiato sospeso tutta Udine, che vi aveva assistito come a uno spettacolo pirotecnico.

Di Oreste Poletti si tornò a parlare nel gennaio 1918, quando – sempre L’Avvisatore alpino – elencò gli assi del volo di Pinerolo al fronte: «Crediamo non vi siano che i signori Camandone, che già abbatté un velivolo nemico, il sig. Brondolo che già ottenne un encomio solenne ed il sig. Poletti, figlio dell’antico noleggiatore di vetture».

In realtà, diversi pionieri del volo avevano frequentato Pinerolo e la Scuola di Cavalleria, tra cui il grande Francesco Baracca, che tra l’altro aveva avuto un ruolo importantissimo nella battaglia di Udine dell’11 febbraio 1917.

Lo stesso Baracca descrisse così il memorabile duello condiviso con Poletti: «Il nemico con gran coraggio accettava combattimento, forse sicuro di respingerci tutti. (…) Lo assalii secondo e mi accorsi subito che avevo a che fare con uno dei migliori piloti austriaci, ma ero certo che non sarebbe tornato a casa. Incominciò una lotta a brevissima distanza con virages stretti, rovesciamenti d’ala, tanto che non potevo fagli che scariche di pochi colpi, ma egli pure doveva puntare assai male perché non mi ha colpito. (…) Rinunciai allora ad assalirlo in coda e puntai diritto sul fianco mentre egli era inclinatissimo e riuscendo infine a sparare una trentina di colpi andandogli quasi addosso a meno di 20 metri e passandogli sopra con un forte colpo di timone. Anche gli altri facevano fuoco. Il nemico colpito incominciò la discesa precipitosa ed atterrò verso Remanzacco urtando un albero e rovinando le ali. Immagina quale spettacolo hanno veduto da terra tutta Udine e decine di migliaia di persone… Gli aviatori nemici erano stati già portati via: l’osservatore è un tenente di cavalleria polacco, di nobile famiglia. L’apparecchio era tutto chiazzato di sangue».

Due mesi dopo, Baracca si recò cavallerescamente a visitare i feriti in ospedale. Diversamente da quanto Poletti aveva scritto a La Lanterna pinerolese si erano salvati entrambi: «Siamo stati a trovare il tenente austriaco ferito a Udine: è molto malandato, ha ancora la ferita aperta ma guarirà. Gli portai le fotografie dell’apparecchio, gli ho promesso un pezzo d’elica per ricordo e dei libri da leggere. La madre sua chiede con insistenza notizie per via della Svizzera: abbiamo saputo che è il terzo figlio, superstite unico della guerra e che la sua famiglia tiene un centinaio di nostri prigionieri che lavorano nei loro campi e sono molto ben trattati».

Fonti: La Lanterna pinerolese, 24 febbraio 1917 e del 5 gennaio 1918; La Stampa del 15 febbraio 1917; Museo Francesco Baracca; www.baronerosso.it.

Immagine: L’asso del volo Francesco Baracca, con il suo aereo contraddistinto dal Cavallino rampante. A Udine combattè fianco a fianco con il pinerolese Oreste Poletti.

1 Response

  1. Stefano Plescan ha detto:

    Bellissimo articolo!

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