3 maggio 1918: requisizioni patriottiche (e anche i ricchi mangiavano polenta)

Nel 1918, ultimo anno di guerra, i sindaci dei Mandamenti di Torre Pellice e Luserna San Giovanni si riunivano per cercare di limitare i danni per i propri agricoltori, che dovevano fare i conti con la requisizione del bestiame. L’assemblea «non intende mettere in dubbio la necessità del sacrifizio, da parte di ogni cittadino, per assicurare la resistenza e per essa la vittoria finale». Ma i sindaci di Torre Pellice Davide Jahier e di Luserna San Giovanni Adamo Bagnari, insieme al consigliere provinciale Mario Falchi, chiesero di ridurre il limite minimo di peso del bestiame requisito da 3 a 2,5 quintali per capo (per impedire che venissero presi solo gli esemplari migliori), che si evitasse di colpire i proprietari di una sola bovina e che fosse soppresso il mercato libero del bestiame.

Erano razionati quasi tutti i beni, a partire dalla farina di granoturco per fare la polenta, che – si dice proprio sull’Avvisatore Alpino del 3 maggio 1918 – era finalmente disponibile anche in Val Pellice: «Chi avrebbe mai pensato che la polenta dovesse avere una parte così essenziale nell’azienda delle nostre famiglie tutte, indistintamente, ricche e povere?».

Il petrolio per alimentare le lampade poteva essere acquistato, nella misura di mezzo litro per famiglia, previa prenotazione, ed era consegnato ai rivenditori di zona solo nel pomeriggio del 15 di ogni mese.

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