6 maggio 1848: Brignone si distingue alla battaglia di Santa Lucia

Avrebbe concluso la sua carriera militare con il grado di generale, conquistando la stima dei suoi soldati, degli avversari e perfino di Giuseppe Garibaldi. Sarebbe diventato deputato e poi senatore del Regno d'Italia.
Ma il 6 maggio 1848 Filippo Brignone, gloria bricherasiese, era un semplice ufficiale di 36 anni, appena promosso capitano, con l'incarico di aiutante maggiore in prima del 50º reggimento della brigata Aosta. In questa veste affrontò la battaglia di Santa Lucia, nei pressi di Verona, sfortunato episodio della prima guerra d'indipendenza italiana, che vide l'esercito del Regno di Sardegna sconfitto dagli austriaci di Josef Radetzky.
Brignone si guadagnò la sua prima decorazione – una medaglia d'argento – segnalando con i guidoni (cioè delle bandierine triangolari) la linea su cui si dispose la sua brigata, a circa settecento metri dal nemico. Colpita da un intenso fuoco austriaco, la brigata Aosta non arretrò di un passo e favorì l'offensiva, l'unica vittoriosa di quella giornata.
La prima guerra d'indipendenza si concluse il 23 marzo 1849 con la sconfitta sabauda a Novara, ma anche in quella circostanza Brignone meritò, con il suo coraggio, una medaglia d'argento.
Nato a Bricherasio il 13 settembre 1812 da Giuseppe Valentino e da Marianna Matilde Scardi, Filippo Brignone aveva due fratelli: Giacinto, futuro Vicario generale della Diocesi di Pinerolo, e Giuseppe, che fu sindaco della città, deputato del Regno di Sardegna e grande patrocinatore della ferrovia. Filippo, invece, si dedicò alla carriera militare, entrando giovanissimo nell'esercito piemontese.
Dimostrò il suo valore anche all'estero, nella spedizione in Crimea decisa da Camillo Benso conte di Cavour. Proprio nella penisola contesa tra Russia e Impero Ottomano, Brignone guadagnò, sul campo, per il suo contegno della battaglia di Cernaia, la promozione a luogotenente colonnello (e la legion d'onore francese).
Divenuto colonnello nel 1858, gli fu affidato il comando del 9º reggimento di fanteria, con cui fu grande protagonista della battaglia di Palestro, tra il 30 e il 31 maggio 1859: sia nell'offensiva sabauda, sia nel rintuzzare la controffensiva austriaca. Nell'occasione fu insignito della medaglia d'oro.
Garibaldi gli dimostrò grande apprezzamento quando lo indicò come l'uomo giusto per guidare – nel 1860 – l'insurrezione nelle Province pontificie che avrebbe dovuto favorire la conquista di Roma. Anziché dimettersi per avere mano libera in appoggio all'eroe dei due mondi, Filippo Brignone partecipò alle campagne che portarono all'unità d'Italia con l'esercito regolare, conquistando la rocca di Spoleto. Nel 1860 fu nominato comandante militare della Sicilia, isola su cui tornò – nel 1862 – come commissario straordinario con pieni poteri.
Anche se nel frattempo era stato eletto deputato, Filippo Brignone fu ancora protagonista sui campi di battaglia nel 1866, quando fu uno dei pochi generali italiani a comportarsi in modo eroico e ineccepibile a Custoza. Anni dopo, perfino l'arciduca Alberto d'Austria ne riconobbe il valore pronunciando questa frase: «Dite al generale Brignone che le sue truppe a Custoza ci fecero molto male…».
Ritiratosi a vita privata, dedicandosi alla politica locale come consigliere comunale di Bricherasio e Pinerolo, Filippo Brignone morì a Torino il 23 gennaio 1877.

Fonti: Giorgio Rochat, voce nel Dizionario Biografico degli Italiani Treccani; storia.camera.it; Personaggi di Pinerolo.

Immagine: Ritratto di Filippo Brignone.

2 Responses

  1. Mauro ha detto:

    Un particolare – Il L. generale Brignone letto il primo bollettino ufficiale sulla battaglia di Custoza fece presente tramite lettera del 30 giugno1866, da Milzano, indirizzata al Ministero e precisamente all’aiutante generale, Petitti, che non veniva citata la sua 3° divisione.
    Poi il 24 agosto 1866 scrive ancora da Galliera al Generale La Marmora per spiegare i fatti reali a giustizia delle sue truppe.
    Decise successivamente di non insistere oltre, certo che il tempo gli avrebbe fatto giustizia.
    Tra l’altro anche il generale d’armata A. La Marmora era convinto del comportamento negativo della Brigata Granatieri di Sardegna.e quindi della terza divisione e per citare le sue parole “..che se realmente biasimevole fu la condotta della Brigata, appena ferito il Principe d’Aosta, essa si ritirò in disordine..”.
    Poi in un incontro, nel 1867 in Boemia luogo di battaglie, al campo di Brùck tra il La Marmora e l’Arciduca Imperiale il Principe Alberto, dallo stesso venne a conoscenza dei veri fatti. ..”i vs Granatieri si sono battuti da eroi, mio caro Generale, i rapporti avuti dal generale Hartung davano perduta la battaglia sul fianco sinistro (dove combatteva la 3° Divisione) dell’esercito imperiale”..
    Inoltre dai rapporti dello Stato Maggiore Austriaco risultava che la 3° Divisione Brignone si era comportata con eroismo.

    Alfonso La Marmora commosso per tali parole, e dalla relazione ufficiale austriaca, si rese conto che la terza divisione Brignone aveva combattuto fino allo strenuo ed inviò, perciò una lettera al Ministero il 10 gennaio1870 per mettere a conoscenza della verità; inoltre il 19 maggio 1871, in un discorso tenuto alla camera dichiarò che Brignone fu un eroe e apertamente confessò di essersi ingannato. Brignone ne fu lusingato.

    Il 6 novembre 1871 Filippo Brignone riceve da Siena una lettera di Stanislao Mocenni, all’epoca ufficiale di Stato Maggiore indirizzata a Pinerolo, non conoscendo dove Brignone si trovasse effettivamente al momento, nella quale scriveva: << ho incontrato S. A. Imperiale l’Arciduca Alberto a Mogyovodi, vicino a Pest, il quale mi ha detto queste testuali parole :”quando tornerete in Italia dite al Generale Brignone, che deploro non conoscere, che sono il primo ad ammirarlo per la sua condotta a Custoza “ .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *