8 settembre 1974: Renato Curcio è arrestato a Pinerolo

«La maggiore responsabilità credo sia stata mia: un po’ di ingenuità, un po’ di disattenzione e una certa sfortuna. Se avessi osservato le regole di sicurezza che avevamo stabilito, le cose non sarebbero andate in quel modo». Renato Curcio racconta così le circostanze che portarono al suo arresto, domenica 8 settembre 1974, al passaggio a livello del Casello 30. La caccia al capo delle Brigate Rosse si era conclusa, alla periferia di Pinerolo, con un’azione degna di un film.
La Fiat 128 su cui viaggiavano Curcio e Alberto Franceschini fu bloccata dai Carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, a chiusura di un’operazione segretissima (gli stessi militari avevano saputo quando e dove intervenire solo il giorno prima dell’azione). «Uscendo dall’abitato di Pinerolo imbocco una stradina di campagna ritenendola più sicura della provinciale – continua Curcio nel suo racconto, pubblicato nel libro autobiografico A viso aperto –. A un certo punto arrivo a un passaggio a livello chiuso e mi devo fermare dietro a un camioncino. Per qualche attimo non succede niente. Poi sopraggiunge veloce una macchina che ci tampona leggermente. Io mi incavolo: “Ma guarda questi stron…”. Non ho il tempo di finire l’imprecazione che in un baleno saltano fuori dieci-quindici uomini in civile con le pistole in pugno. Siamo circondati. Dal finestrino aperto uno mi punta l’arma alla testa e sibila: “Non muoverti, siamo carabinieri”».

La trappola era scattata grazie a un infiltrato: Silvano Girotto, alias Frate Mitra,un ex frate francescano ed ex guerrigliero in Sud America che si era finto sostenitore delle Brigate Rosse per entrare in contatto con loro. Un primo incontro avvenne qualche giorno o qualche settimana prima dell’arresto, sempre a Pinerolo: «Lui arrivò come prestabilito, lo caricammo in macchina e lo portammo in montagna», dice Curcio. Forse in Val Pellice? Nel libro il capo delle Br non lo specifica, ma è possibile. Curcio aveva, infatti, legami con la valle, avendovi trascorso una parte dell’infanzia. Parlando genericamente di Pinerolo, ma riferendosi in tutta evidenza alla Val Pellice, la definisce il luogo «dove ero stato da bambino e di cui conoscevo ogni angolo e sentiero».

Un’inchiesta giornalistica di Pier Giovanni Trossero (L’Eco del Chisone), successiva all’arresto, appurò che dal novembre 1973 l’uomo era stato visto più volte, tra Bobbio, Villar e Torre Pellice. Trossero giunse addirittura a ipotizzare che in valle fossero stati custoditi due sequestrati illustri: il sostituto procuratore Mario Sossi e il dirigente Fiat Ettore Amerio. Ma la circostanza non trovò mai conferma.

Il secondo appuntamento con Girotto – l’8 settembre, nella zona della stazione di Pinerolo – fu molto più breve: qualche minuto appena. «Appena arriva [Girotto], gli dico che ho fretta e che ci saremmo rivisti a Torino». Il capo delle Br aveva iniziato a sospettare qualcosa, ma non gli fu sufficiente per scampare all’arresto.

Fonti: Renato Curcio, A viso aperto (intervista di Mario Scialoia), Arnoldo Mondadori, Milano, 1993; Pier Giovanni Trossero, In Val Pellice la prigione di Amerio e di Sossi?, su L’Eco del Chisone del 12 settembre 1974.

Immagine: L’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini da parte dei Carabinieri, al Casello 30 di Pinerolo.

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