Coronavirus (2), è il momento della responsabilità

Parliamo dell’argomento in questi articoli:
Coronavirus (1), norme severe ma no alla psicosi (del 23 febbraio)
Coronavirus (3), Italia “zona protetta”: ecco le linee guida

(del 10 marzo)

Nelle prime ore di domenica 8 marzo 2020 è stato approvato un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) che prende alcuni importanti provvedimenti per l’Italia nelle prossime tre settimane per quanto riguarda il contenimento del coronavirus Covid-19. La misura più severa prevede l'”isolamento” dell’intera Lombardia e di 14 province tra Piemonte, Emilia Romagna e Veneto.
In un suo post su Facebook il sindaco Luca Salvai spiega quali sono, a suo avviso, i punti del provvedimento che toccano da vicino i cittadini del Pinerolese, territorio che in questo momento non è isolato.
Il testo integrale del Dpcm si può leggere scaricando il documento dal sito del Comune di Pinerolo.

I confini della macrozona “isolata” non saranno presidiati dall’esercito (come è successo per le due precedenti zone rosse, nel Lodigiano e in Veneto). Il Governo ha deciso di adottare una linea più morbida, che si affida molto alla responsabilità di ciascuno: gli spostamenti dentro-fuori l’area arancione andranno evitati, così come dovranno essere molto limitati quelli dentro questa zona. Le forze dell’ordine potranno fermare le persone e chiedere loro dove stanno andando.

Per quanto riguarda il resto d’Italia, Pinerolese compreso, le misure prevedono la sospensione di molte attività (celebrazioni religiose, attività culturali, scolastiche…), mentre restano aperti bar e ristoranti, con obbligo per il gestore di far rispettare la distanza di sicurezza tra le persone di almeno un metro, pena la sospensione dell’attività in caso di violazione. Sono invitati a trovare modi per contingentare gli ingressi delle persone anche i titolari di negozi. I luoghi di culto possono essere aperti solo a patto che sia garantita la distanza minima di un metro tra i fedeli.

Perché è così importante evitare gli assembramenti

È stato dimostrato che il virus si diffonde attraverso un contatto diretto. Con questa espressione si intende qualunque forma di contatto tra due persone, dalla stretta di mano alla saliva. Mantenere almeno un metro di distanza fa sì che le goccioline di saliva che escono dalle nostre bocche mentre parliamo non raggiungano il nostro interlocutore. L’indicazione di non salutarsi dandosi la mano è giustificata dal fatto che il virus potrebbe passare dalla mano di una persona che ha starnutito o tossito (per questo la raccomandazione è di farlo nell’incavo del gomito e non nel palmo della mano) a quella della persona salutata. Da qui, se la persona in questione si tocca il viso, potrebbe arrivare alle mucose del naso o della gola (per questo bisogna sforzarsi di non toccarsi la faccia e gli occhi).

Il virus non è nell’aria, quindi si possono fare attività all’aria aperta, purché – appunto – non coinvolgano troppe persone. Correre al parco con un amico a debita distanza e senza scambiarsi la borraccia, fare una passeggiata o portare i bambini al parco giochi sono attività consentite con un occhio al buonsenso. Siamo in una fase in cui, almeno nella nostra zona, i divieti non sono moltissimi, ma andrebbe considerato non tanto che cosa si può fare, ma che cosa è opportuno fare, come ricordano da più parti gli esperti.
Un buon modo per rispettare le norme, fare attività fisica e intrattenere i bambini è la bicicletta.

Qual è la situazione in Piemonte

Al momento in cui scriviamo (serata dell’8 marzo), secondo i dati della Protezione civile nella nostra Regione ci sono stati 360 casi di coronavirus (di cui 290 ospedalizzati (45 in terapia intensiva), 65 in isolamento domiciliare e 5 deceduti).
Una delle persone contagiate è il Presidente della Regione Alberto Cirio, che in diretta Facebook ha ricordato che “siamo perfettamente in grado di gestire questa emergenza, purché continuiamo a comportarci correttamente».

A proposito di comportamenti corretti, qui trovate un piccolo promemoria per le prossime settimane.

Perché una persona positiva al tampone può non avere il virus

Nelle scorse settimane ci ha toccato da vicino il caso di due persone di Cumiana, inizialmente dichiarate “contagiate” e poi risultate negative a un esame più approfondito. Questo succede perché il tampone, che è un test di screening, è un esame ad alta sensibilità e bassa specificità. Cioè mette in conto un certo numero di falsi positivi. Piuttosto che lasciarsi “sfuggire” un caso positivo (in questo caso una persona con il virus), si accetta il rischio di “imbrigliare” nelle maglie qualcuno che il virus non ce l’ha. Il secondo controllo (condotto dall’Istituto superiore di sanità) ha invece un’alta specificità ed è in grado di individuare con precisione le persone che hanno il virus.

Letture consigliate

Anche questa volta vi segnaliamo alcune letture che riteniamo valide e interessanti in un periodo in cui l’informazione non sta dando il meglio di sé.

Sul Corriere della Sera Paolo Giordano spiega come funziona la matematica del contagio.

Su Scienza in rete Roberta Villa commenta il recente servizio della trasmissione televisiva Piazza Pulita sulla terapia intensiva.

Il Post parla di quale potrebbe essere lo scenario peggiore.

Un sempreverde pezzo (sempre su Il Post) che ricorda quali sono i sintomi del coronavirus e che cosa fare se si sospetta di averlo.

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