Forse non tutti i pinerolesi sanno che la centralissima via
Brignone non è dedicata al generale Filippo, celebrato dal monumento in piazza
Vittorio Veneto, bensì al fratello maggiore Giuseppe, che fu sindaco della
città, parlamentare e “padre nobile” del collegamento ferroviario tra
Pinerolo e Torino.
Quando morì, il 19 maggio 1859, a Torino, l’Italia non era
ancora compiuta. Non c’è dubbio, però, che Giuseppe Brignone abbia dato il suo
contributo alla nascita del nuovo Paese, attraverso il suo impegno politico e
la sua “visione”.
Nato a Bricherasio, paese d’origine della famiglia, nel
1807, era il primo di tre fratelli: seguirono Giacinto (1809), che sarebbe
diventato sacerdote e vicario della Diocesi, e il già citato Filippo (1812).
Crebbe a Pinerolo, sua città d’adozione, e studiò Giurisprudenza, diventando
avvocato.
Molto presto si appassionò alla politica cittadina,
divenendo consigliere comunale e più volte sindaco (tra il 1840 e il 1843, poi
tra il 1846 e il 1849), oltre che presidente del Consiglio provinciale. Erano
anni di grandi tensioni, fervori e mutamenti, che Brignone visse con
entusiasmo. Il 1º novembre 1847 fu il primo firmatario di un indirizzo a re
Carlo Alberto in cui la Civica amministrazione pinerolese appoggiava senza
riserve le «riforme concesse dalla generosità» di Sua Maestà «nel sistema
giudiziario-politico-amministrativo» dei Regi Stati. Un processo che Pinerolo
tutta salutò festante: «La pubblica esultanza sarà questa sera dimostrata da
una generale illuminazione dell’abitato».
Le riforme culminarono nella concessione – il 4 marzo 1848 –
dello Statuto Albertino, che rese il Regno di Sardegna una monarchia
costituzionale. Furono istituiti il Senato (di nomina regia) e la Camera dei
deputati (elettiva). E Giuseppe Brignone fu votato quale primo deputato del
Collegio di Pinerolo, insediandosi a Palazzo Carignano (all’epoca sede della
Camera) nel maggio 1848.
Nelle vesti di parlamentare Brignone seppe fare l’interesse
del suo Collegio, lavorando a un progetto che aveva nel cuore: la costruzione
del collegamento ferroviario, uno dei primi del Regno, tra Torino e Pinerolo.
«Qual nome è più venerato tra noi che quello di Giuseppe
Brignone? – rifletteva la Gazzetta di Pinerolo
il 31 ottobre 1874, quindici anni dopo la morte –. Ad esso devonsi molti
benefizi, e fra essi non ultimo quello di essere stato il nostro primo, fra
tutti i Circondarii, provveduto di una ferrovia. Egli in Parlamento ha dato
certamente qualche voto che non ci soddisfece; ma eravamo persuasi che in lui
avevano religioso fondamento l’onestà, l’incorruttibilità, l’affezione al suo
Collegio».
Al nome di Brignone è legata – dicevamo – l’impresa della
ferrovia. Fu quindi il grande protagonista, insieme all’altro deputato di zona,
il banchiere Giuseppe Malan, della cerimonia di inaugurazione della linea, il
27 luglio 1854. Era prevista anche la presenza del nuovo re Vittorio Emanuele
II, ma l’imperversare di un’epidemia di colera sconsigliò l’intervento del
sovrano. Per l’occasione, il Consiglio comunale fece coniare una medaglia
d’oro. Su un lato presentava l’immagine di una locomotiva, mentre sull’altro
erano incise queste parole: “Pinerolo riconoscente, al Cav. Giuseppe
Brignone, promotore della ferrovia, deputato al Parlamento”.
Rieletto altre tre volte alla Camera (di cui fu anche
questore e segretario), Giuseppe Brignone morì a Torino a 52 anni, in seguito a
una lunga malattia.
Fonti: Camera dei
Deputati, Portale storico; L’Eco delle
Alpi Cozie, 21 maggio 1859; Gazzetta
di Pinerolo, 31 ottobre 1874; www.uni3pinerolo.it.
Immagini: Bassorilievo
di Giuseppe Brignone e particolare dell’entusiastico indirizzo dell’Amministrazione
di Pinerolo al re Carlo Alberto, a sostegno delle riforme.