28 luglio 1910

Parander, il giovane che annunciò le Lettere Patenti

Ha 86 anni, Giovanni Giacomo Parander, quando – il 28 luglio
1910 – conclude la sua lunga vita nella casa di via Wigram a Torre Pellice. È
stato pastore valdese e professore al Collegio di Torre Pellice, poi libero
docente alle Università di Torino e Losanna. Una figura complessa, con
importanti competenze storiche, teologiche e letterarie. Eppure, il suo nome
sarà per sempre legato a un’esperienza giovanile, compiuta in una notte:
Parander, infatti, è passato alla storia come il ragazzo incaricato di correre
nelle Valli valdesi per annunciare, nel febbraio 1848, la concessione delle
Lettere Patenti da parte di re Carlo Alberto.

Jean Jacques era nato a San Giovanni il 6 febbraio 1824, in
una famiglia di albergatori e commercianti. Alcuni rovesci finanziari avevano
spinto i genitori a trasferirsi a Torino, dove Pierre Parander – padre di Jean
Jacques – era diventato brigadiere delle guardie del Palazzo reale di Torino e
usciere del Ministero delle Finanze. Jean Jacques era rimasto in valle, per
frequentare il Collegio. Grazie a una borsa di studio, aveva potuto studiare
alla Facoltà di Teologia dell’Università di Berlino, laureandosi nel 1847.

Rientrato a Torino, era stato nominato aiuto pastore di
Amedeo Bert, cappellano presso le legazioni protestanti presso la capitale
sabauda. Ed è proprio sotto l’abitazione del pastore Bert – importante figura
di riferimento nelle trattative che avevano preceduto l’editto di emancipazione
– che la sera del 24 febbraio 1848 si era riunita una folla di migliaia di
persone, tra cui numerosi studenti, che festeggiavano intonando il Canto degli
italiani, composto pochi mesi prima da Goffredo Mameli e musicato da Michele
Novaro: Fratelli d’Italia, l’Italia s’è
desta!

La Gazzetta Piemontese
aveva infatti anticipato ai suoi lettori che il giorno successivo avrebbe
pubblicato il testo del nuovo decreto, che concedeva i diritti civili e
politici ai valdesi. Le Lettere Patenti erano già state firmate da Carlo
Alberto il 17 febbraio, ma la notizia si era dunque diffusa esattamente una
settimana dopo.

Jean Jacques Parander si era offerto di partire quella sera
stessa, «per informare senza ritardo i correligionari delle Valli del fausto
avvenimento e per invitarli a celebrare la loro emancipazione il giorno stesso
della pubblicazione del decreto regio a Torino». Parander aveva coinvolto un
amico, Etienne Malan, cioccolatiere a Torino, e insieme avevano affittato una
carrozza scoperta, lasciando Torino verso mezzanotte. La stagione era rigida,
la strada pericolosa, ma alle 3 del mattino Jean Jacques era giunto a Pinerolo,
per l’esattezza alla Novarea, svegliando Jean Monnet e pregandolo di aiutarlo
nel diffondere la voce. Jean Jacques aveva poi proseguito per la Val Pellice,
mentre Monnet si era diretto nelle Valli Chisone e Germanasca.

Parander era giunto a San Giovanni prima dell’alba, bussando
alla porta del pastore Bonjour. La notizia si era sparsa rapidamente, anche
perché era venerdì, giorno di mercato. Cinquant’anni dopo, il messaggero
ricorderà «le grida di gioia, gli evviva, le strette di mano, gli abbracci, i
pianti». La festa aveva coinvolto molti cattolici, compresi dei parroci. Dopo i
Culti di ringraziamento erano stati allestiti banchetti e promossi cortei.
Infine, la sera, erano stati accesi, per la prima volta, dei gioiosi fuochi di
libertà.

Fonti: Giorgio Tourn, Bruna Peyrot, Breve storia della Festa del 17 febbraio, Società di Studi Valdesi, 1994; Jean Jacques Parander, La fête du 17 février, in Bollettino del Cinquantenario della Emancipazione, 1898; Voce dedicata a Giovanni Giacomo Parander in Dizionario biografico dei Protestanti in Italia.

Immagine: Particolare
delle Lettere Patenti concesse da re Carlo Alberto.

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